domenica 9 maggio 2010

La sottile linea di confine.

La rivista Asimov’s Science Fiction rappresenta un fòro acclarato per racconti di fantascienza.
Il pagamento avviene all’accettazione, e gli esordienti percepiscono 6,0 centesimi a parola fino a un totale di 6.500 parole, 5,0 centesimi a parola per storie più lunghe di 12.500 parole e 450 dollari per racconti di lunghezza intermedia. Siamo raramente interessati a racconti che superino le 20.000 parole e a storie a episodi. Riconosciamo inoltre un dollaro a riga per la poesia, che non deve superare le 40 righe.
Acquistiamo i diritti di prima pubblicazione in lingua inglese più alcuni diritti spiegati nel nostro contratto. Non pubblichiamo ristampe, né accettiamo che il lavoro venga contemporaneamente trasmesso anche ad altre testate oltre che ad Asimov’s.
Asimov’s esaminerà il materiale trasmesso da qualunque autore, già pubblicato o meno. Abbiamo acquistato alcuni dei nostri racconti migliori da autori che non avevano mai venduto un racconto in precedenza
.”

Curiosità. Ammirazione. Invidia.
Sono queste le emozioni che ho provato, e in questa sequenza, dopo aver letto le poche righe di sopra (precisamente, qui; la traduzione è mia) nel sito della rivista Asimov’s, una delle maggiori di genere fantascientifico in lingua inglese.
Mi perdonino coloro che, lettori, autori o editori, siano scarsamente o per nulla interessati alla narrativa di genere, ma in ballo qui non c’è (esclusivamente) la fantascienza, ambito prediletto dal sottoscritto, ma il significato stesso della parola “autore” e con esso la delicata transizione dalla passione al mestiere.
I lettori del blog mi perdoneranno quindi l’ardire, nel mio rivolgere questo post a chiunque scriva e a qualunque immaginario interlocutore che si occupi di editoria, di vario genere o forma.
La linea di confine che separa la predilezione per l’hobby della scrittura da quella forma di impegno e di assiduità mirata al riconoscimento personale e pubblico dell’identità di scrittrice/scrittore, è sottile, e vaga. Proprio come una linea geometrica, assoluta, teorica, un simile confine è cioè virtuale, quasi astratto, ma non per questo esso non merita di aspirare ad un significato di profonda realtà.
Ma quali sono in Italia le possibilità di superare indenni (e possibilmente vittoriosi) la frontiera fra il mondo delle legittime aspirazioni e quello del concreto riconoscimento?
Rinunciamo a rispondere, e ci limitiamo a misurare la differenza fra il corsivo riportato sopra e la situazione editoriale oggettivamente difficile con cui ci confrontiamo tutti, quotidianamente, nel nostro paese. Ci limitiamo cioè a sognare l’apparire di un corsivo simile nel sito di una rivista italiana, e le sue prevedibili conseguenze. Una rivista la cui redazione, rivolgendosi allo sterminato mondo degli esordienti, affermi che 1) sarà letto tutto ciò che verrà loro spedito, ma soprattutto 2) saranno comprati, all’accettazione, i racconti e le poesie meritevoli di pubblicazione.
Una simile dichiarazione di intenti renderebbe drammaticamente tangibile la possibilità oggettiva di superare quella linea di confine.
Ma il bello verrebbe dopo. Una simile dichiarazione di intenti conterrebbe anche, ove il confine in questione fosse superato (ovvero qualora un racconto o una poesia di un esordiente venissero selezionati per la pubblicazione), il riconoscimento dell’identità autoriale.
Con una chiarezza tanto banale da risultare sfacciata a chi si muove nel panorama nostrano, la redazione della rivista Asimov’s si rivolge all’esordiente (e non solo a lei/lui, a dire il vero) e l'incoraggia a scrivere, promettendo un equo riconoscimento economico del lavoro. Con tanto di tabella dei prezzi. Una tabella che, correttamente, tratta tutti gli autori alla stessa maniera.
In altre parole, se scrivi bene, compro il tuo pezzo e lo pubblico.
Semplice utopia. Fantascienza, appunto.
Il contesto, in Italia, è infatti ben diverso. I punti di riferimento in tal senso sono assenti, per non dire che dalle nostre parti vige invece un capovolgimento completo dei termini. La nostra disassuefazione a una simile possibilità è talmente spinta che ci sembra di leggere nel testo di sopra qualcosa di irreale, alieno, impensabile.
Nei casi più fortunati, all’esordiente italiano (e non solo nell’ambito della fantascienza) una rivista potrà promettere una pubblicazione senza oneri per l’autore; una casa editrice (solo se si è tanto tenaci da mettere in atto una sorta di persecuzione nei confronti della redazione) accetterà (spesso a malincuore, e non per reale interesse) l’invio di un romanzo, e non certo di semplici racconti (forma narrativa molto più apprezzata all’estero, in effetti), riservandosi la possibilità di non fornire alcuna risposta, o di farlo in tempi che vanno notoriamente da alcuni mesi a più di un anno.
Asimov’s, per inciso, promette di fornire una risposta a tutti gli autori nel giro di 5 settimane.
Sia chiaro, non intendo sollevare una polemica, né in questo momento mi interessa individuare le responsabilità della situazione italiana; il discorso sarebbe troppo lungo, e gli aspetti da prendere in esame, partendo dalla scarsità di lettori ad un estremo, per arrivare al fenomeno detestabile dell’editoria a pagamento all’estremo opposto, e passando attraverso una pletora di tipologie di sedicenti autori ed editori, sarebbero molteplici e multiformi. In una simile analisi, tutti risulteremmo individualmente innocenti e, forse, collettivamente colpevoli.
Nessun giudizio, insomma, ma la semplice osservazione del fatto che una simile modalità si configura per l’Italia come il prodotto di una visione onirica, una chimera, mentre in altri luoghi costituisce una semplice, ovvia, concreta realtà.
È un vero peccato che si debba concludere affermando che tradire il “bell’idioma”, per i pochi che abbiano la fortuna di saper scrivere, e bene, in altre lingue (l’inglese in questo caso), rimane l’unica strada percorribile per superare il labile confine fra sogno e realtà.

6 commenti:

sangue reale ha detto...

Caro Franesco, le tue sensazioni sono le medesime che ho provato, leggendo l'articolo. C'è solo una cosa da fare, anche se suona un po' aggressiva: Rivoluzione. Sbattere in faccia alla gente il tremenda verità: "Non sai scrivere , è inutile che compri la pubblicazione" è un atto rivoluzionario in un paese come questo, dove se scrivi contro la Camorra sei un pezzo di cacca, perchè sputtani l'Italia. E se mettessimo l'occhi della comunità internazionale sull'oscena cricca degli editori a pagamento? Scandalo? Sì. sputtaniamo ancora di più l'Italia, ma se serve per regalarLe un destino di luce in avanti...allora ben venga lo sputtanamento, questa è Rivoluzione Mentale. Grazie Francesco per il tuo coraggio.

S* ha detto...

Scusa Francesco, ma - tanto per fare un esempio - Robot legge tutto quello che arriva, pubblica esordienti non di rado, e paga sempre i racconti che pubblica, di chiunque siano. Più che vedere un problema del mercato editoriale qui vedo il problema della costante autocommiserazione dell'autore.

Alessandra ha detto...

Mi hai fatto pensare a quando ho scoperto che l'editoria italiana funziona proprio al contrario rispetto alla logica. Io scrittore devo pagare la casa editrice perchè pubblichi un libro che io ho scritto...
Qui, poi, si mettono a confronto due culture che divergono fortemente fra loro. Siamo lontani anni luce dall'Inghilterra per una miriade di fattori che credo conosciamo tutti. Purtroppo l'Italia è madre di tante tristi realtà, in questo caso volte soprattutto alla speculazione che non si preoccupa di calpestare gli animi mossi dall'amore per l'arte. Conosco tanti artisti che si esprimono in campi diversi (musica, pittura, fotografia)e non è certo la mancanza di talento che non li fa emergere... Il nostro è un paese in cui non c'è posto per il "non commerciabile". E dentro questa definizione si trovano le band dalle sonorità alternative così come gli scrittori esordienti (peggio ancora se propongono libri che superano le 100 pagine...). E se riesci a produrre qualcosa di vendibile questa da sola non basta se non hai le giuste conoscenze. In Ialia funziona così per tutto, di cosa ci stupiamo?
Che poi basterebbe davvero poco per tentar di cambiare le cose. Si potrebbe, per esempio, iniziare dalle librerie: pensa se in ognuna ci fosse anche un solo scaffale dedicato agli scrittori locali emergenti, alle piccole case editrici. Uno scaffale in ogni libreria. Sarebbe già una gran cosa, ma la verità è che non importa a quasi a nessuno...

Alessandra

Francesco Troccoli ha detto...

n primis scusate tutti per il ritardo nella pubblicazione dei vs. commenti. Blogger nell'ultimo mese non mi ha notificato come al solito per e-mail che ve n'erano.

Silvio, ti garantisco che non c'è alcun intento auto-commiserativo. Non certo da parte mia come autore. Tutt'altro.
Ma il fatto che Robot si muova così, come sai, è piuttosto un'eccezione nel mercato italiano. Una rondine non fa primavera.
Ma fai bene a puntualizzarlo. Buono a sapersi.

david frati ha detto...

Nell'annunciarvi che la rivista in questione ha aperto ai racconti inviati via mail e agli autori internazionali e quindi i nostri autori da oggi potrebbero entrare dalla porta principale di cotanto paradiso

(vedi http://worldsf.wordpress.com/2010/05/01/asimovs-science-fiction-magazine-to-take-electronic-submissions/ )

mi permetto di far notare che dietro alla civilissima politica editoriale della rivista Asimov's Science Fiction ci sono anche i dati di vendita. La rivista (che è in lingua inglese e quindi viene esportata in un tot di mercati diversi) VENDE e quindi PAGA.

Voglio fare una piccola provocazione: la stessa rivista in italiano quanto durerebbe in edicola prima di chiudere? Forse è il caso di capire perché in Italia i libri, le riviste, etc etc non si vendono e quindi non ingerìnerano un mercato virtuoso...

Francesco Troccoli ha detto...

Ciao David, sì sapevo della e-submission, ma grazie del link. Capire i motivi per cui in Italia non si vende? E' proprio quel che cerchiamo di fare. In merito all'ipotesi sulla durata in Italia, penso che dipenderebbe da molti fattori, e che la risposta non sia così scontata. Ovviamente in Italia la retribuzione dei racconti sarebbe minore.