sabato 12 novembre 2011

Il Re Nero è in edicola!

Polis Aemilia è una "megacittà-stato" incuneata nella Repubblica Italiana di un imprecisato futuro nel quale l’intera Eurasia ha assunto una fisionomia oggi imprevedibile. Riccardo Mieli è un investigatore privato con un inquieto e inquietante passato, che combatte a forza di cinismo e dosi elefantiache di tranquillanti. Mattia Raimondi è un onorevole ambientalista accusato di omicidio. Helena Brahamovich una squillo uccisa con diciassette coltellate nella sua abitazione nella Zona Blu della Polis, l’area del proletariato urbano annidato in edifici realizzati secondo gli assurdi principi di facciata del risparmio energetico. I Corpi Medici, dotati di una struttura fortemente militarizzata, hanno di recente preso il controllo del Policlinico, resosi responsabile della più temibile crisi sociale e medica della città-stato alcuni anni orsono, la Crisi dei cosiddetti "Dissonanti". Sono questi gli ingredienti dell’incipit de “Il Re Nero”, romanzo di Maico Morellini vincitore del Premio Urania 2010 in edicola in questi giorni, del quale vivamente consigliamo l’acquisto.
Immaginare un credibile futuro più o meno lontano nel tempo eppure a noi così prossimo nell’esasperazione delle tinte fosche dell’oggi non è cosa facile, soprattutto quando si decide di collocarlo dalle nostre parti. Solo da poco tempo a questa parte gli autori italiani, salvo eccezioni, hanno iniziato a usare il nostro paese, le nostre città, i nostri cognomi, come elementi di storie di fantascienza. Forse perché è da poco che i lettori, superando l'esterofilia che ci caratterizza, mostrano (ed era ora) migliorate capacità digestive in tal senso. A giudicare dal romanzo di Maico Morellini i risultati possono rivelarsi eccellenti. Non è semplice utilizzare luoghi e personaggi fantascientifici prelevati dall’italica quotidianità senza cadere nel banale quando non nel ridicolo, e sono perciò pochi a riuscirci in modo verosimile e divertente. Questo è precisamente quanto accade ne “Il Re Nero”, un romanzo che sarà gradito non solo ai cultori della science-fiction ma certamente anche a quelli del giallo. 
La Polis, derivante dall’aggregazione delle tre città di Bologna, Reggio Emilia e Modena, che senza soluzione di continuità sono integrate l’una nelle altre, è il frutto neo-ellenistico della ricerca di principi fondanti la società all'interno di una cultura antica, sulla base della convinzione che il solo possibile rimedio al caos imperante al di fuori dei suoi confini si trovi nella razionalità della polis greca, i cui rituali, pur rivisitati in chiave moderna, diventano usanze, tradizioni e leggi del domani. Polis Aemilia è la punta di diamante della cultura e della scienza italiane nel mondo; esporta prodotti ad alto grado di sviluppo tecnologico, usa sistemi di comunicazione e trasporto all’avanguardia rispetto al resto d’Italia, lo stato arretrato che la circonda e la invidia, e che ne minaccia l’indipendenza pur millantandole rispetto e protezione (una buona oncia di campanilismo autoriale è sempre legittima e degna di sorridente stima!). Ma la razionalità greca e il progresso tecnologico sono insufficienti alla realizzazione dell’identità degli esseri umani, e la chimerica perfezione della Polis non tarda a rivelare falle mostruose, nelle quali non possono non annidarsi germi di un’incontrollata follia. Ed è contro questa follia che combattono i protagonisti, a partire da Riccardo Mieli, vittima eccellente della lucidità dei creatori di Polis Aemilia. Nel conflitto fra l’aurea regolarità geometrica della città-stato e l’orgogliosamente imperfetta natura umana dell’investigatore risiede forse il vero, drammatico scontro descritto nelle pagine di questo romanzo. Ben trecento, che scorrono però via veloci.
La trama, pur essendo ricchissima di intrecci, è ben sviluppata e ha un bel ritmo, senza pause di sospensione dell’atmosfera drammatica che la permea; la complessità del giallo si scioglie lungo la via senza tralasciare nessuna delle sue componenti narrative. Il linguaggio è sobrio ma evocativo, e i numerosi personaggi sono molto ben caratterizzati nel pensiero e nel comportamento, soprattutto attraverso un uso intelligente e frequente del dialogo.
Nel dipanarsi della storia fra le anguste mura della Polis, pur con significative puntate all’esterno (come l’avvincente sortita nella città-prigione di Imola, situata in territorio italiano, o i riferimenti alla Chiesa di Canterbury, in dissidio con quella di Roma o alla selvaggia Parma controllata dalla mafia eurasiatica) non si può non essere assediati dalla curiosità di sapere cosa diavolo stia accadendo nel resto dell’Italia, dell’Eurasia e dell’intero pianeta, nello scenario distopico (oppure no?) immaginato dall’autore. Magari uno spunto per un seguito? A noi lettori farebbe un gran piacere.

P.S. per i più fortunati, il romanzo sarà presentato domani (sabato) alle 11.00 a Trieste durante il Festival della Fantascienza.

4 commenti:

Maico Morellini ha detto...

Non posso far altro che ringraziarti per le bella recensione, Francesco!

Francesco Troccoli ha detto...

Meritatissima! Un abbraccio.

marco casaioli ha detto...

Un seguito sembra già presupposto nel finale, che scioglie un po' frettolosamente un plot denso quanto mozzafiato in un coup de theatre clamoroso ma non certo risolutivo rispetto alle tematiche sottese nel romanzo e "asimovianamente" disvelate in prossimità del finale (l'incontro con Caleb Scacchi è forse la pagina più intensa di tutto il romanzo). Che fine faranno i Dissonanti? Il finale sembra quasi tronco, come a dire "non finisce qui". Poi per ragioni personali "Bologna" e "1977" non lo associo a "Guerre Stellari" ma a qualcos'altro, molto meno antiumano dei Dissonanti ma dotato di analoga distruttività verso un ordine falsamente civile e dispensatore di dolore in nome del profitto... Ma voglio resistere al frusto (ancorché desueto) gioco di apporre etichette politiche su personaggi e trame... solo aprire suggestioni, augurandomi magari che Morellini continui a leggere qui...

Francesco Troccoli ha detto...

Commento decisamente stimolante, Marco. L'associazione Bologna, 1977... altro mi pare corretta e potrebbe aprire un'interessante prospettiva su un piano narrativo nascosto fra le righe. Spesso, a mio parere, nei romanzi più riusciti si celano significati e riferimenti che nemmeno l'autore è cosciente di inserire, ma che il lettore accorto talora coglie. Chissà.