venerdì 19 febbraio 2010

L'isola di Odino.

Gli autori scandinavi pubblicati da Iperborea continuano a sorprendere. Confesso che un titolo così altisonante, complice la riproduzione in copertina di un’antica mappa marinara, mi aveva indotto a temere lo scatenarsi tumultuoso dell’ennesima trama fantasy in chiave nordica in senso stretto, con tanto di divinità arboree e personificazioni delle forze della natura in entità più o meno legittimamente sacre.
Forse a questo punto diviene doveroso prendere invece in considerazione l’ipotesi che una simile idea della cultura nordica stia al Nord Europa più o meno come lo sterotipo della pizza e degli spaghetti (magari condite con un paio di note di mandolino) sta alla gastronomia nostrana, e nel caso specifico di questo romanzo della danese Janne Teller (nata nel 1964, il libro è del 1999), che si colloca a mezza strada fra una fiaba e una storia fantastica farcita di spassosi tratti umoristici, prendere atto di una capacità di dissacrazione del mito e della religione che la cultura mediteranea dovrebbe saper invidiare, per trarne spunti di cui dalle nostre parti si sente una gran mancanza. I riferimenti alla mitologia norrena, con il loro innegabile fascino, non sono tuttavia assenti: brevi brani poetici che narrano le vicende del Valhalla sono distribuiti in più punti, benché sapientemente spacciati come le deliranti visioni mistiche di uno dei co-protagonisti più negativi e divertenti.
Odino è un vecchietto incredibilmente basso, che alla vigilia di Natale sostiene di essere incappato in una tempesta di meteoriti che lo hanno costretto ad un fortunoso atterraggio su di un'isola misteriosa nello stretto fra i due nemici storici del Nordmeridione e del Nordsettentrione. Lungi da me rivelare se le cose stiano realmente così: questo interrogativo vi perseguiterà bonariamente fino alla fine del romanzo, e oltre. In una notte in cui il mare dello stretto ghiaccia, Odino raggiunge a piedi la terraferma (il “Continente”), alla ricerca di un “veterinarius” che si prenda cura della zampa rotta della cavalla Rigmarole, che insieme a Baltazar traina la sua slitta. Odino errante nella nebbia della costa nordmeridionale viene così raccattato dalla protagonista, Sigbrit Holland, e portato in ospedale per un principio di assideramento.
Il mondo immaginario di Janne Teller (che bel cognome; per inciso, sembra una deformazione professionale) è tanto fantastico quanto veritiero. Sullo sfondo di una Scandinavia immaginaria ma molto realistica, con le sue contraddizioni linguistiche e le sue inconfessabili specularità interne, così poco note a noi dell’Europa “calda”, la vicenda stravagante di Odino, quasi una parodia di un cristo nordico inconsapevole, smemorato e tremendamente dolce, traina come i due cavalli della sua slitta i molteplici piani di lettura della storia.
La descrizione dell’isteria di un mondo progredito, in cui una torma di sette e fazioni si accanisce per accaparrarsi il favore di un dio occasionale ma provvido, che si contrappone alla serenità di un’isola che non c’è, dove la saggezza delle parole del Fabbro è l’unica certezza per la piccola comunità di Fabbripoli e di Postalia (“non da dimenticare”).
La trasformazione di un manipolo di reietti in un’ardita armata Brancaleone in chiave scandinava, con cui non si può non identificarsi subito, lasciando emergere il desiderio di trovarsi a bordo di un peschereccio verde e arancio che beccheggia fra le onde fredde e le isole dei mari del Nord, cullati da uno sciabordio che non esita a trasformarsi in tempesta.
La storia d’amore fra una donna che rinuncia a tutto per seguire la parte più irrazionale di sé e un pescatore affascinante e introverso che è in grado di leggere la sua realtà e costringerla ad affrontarla.
E infine il percorso interiore della protagonista, che grazie a Odino scopre quanto insulsa sia la vita che ha vissuto fino al giorno precedente e affronta con coraggio le sofferenze che la separazione da essa comporta.
Il tutto, reso ancor più sapido dalla presenza di personaggi che riescono a parlare con i loro silenzi, a dire cose diverse ripetendo sempre le stesse frasi, con una ritualità dai tempi comici perfetti, e a rappresentare, ciascuno all’interno del proprio paradosso, una scelta coraggiosa, una maniera di essere, un’identità da scoprire.
Personaggi originalissimi, che Vi sembrerà di avere in giro in casa (che presto Vi ritroverete a immaginare come un vecchio e caldo peschereccio che porta il nome dell’anziana nonna isolana, Rikke-Marie), e che non falliscono lo scopo di intenerire e divertire. Di ricordarci che in ogni istante la vita può essere cambiata radicalmente, scoprendone la bellezza in una frase non detta, in un’amicizia mai dichiarata, o in un’isola scomparsa dietro una coltre di scogli e, per la fortuna di chi vi nasce e di chi riesce a farvi rientro, dimenticata dal resto del mondo.

4 commenti:

emanuela ha detto...

lla recensione! appena passo da una libreria lo compro!

emy

Francesco Troccoli ha detto...

Credo che dovrai ordinarlo, perché è del 1999. Puoi farlo qui direttamente: http://www.ibs.it/code/9788870910957/teller-janne/isola-odino.html , bacio.

babs ha detto...

Che belle le tue recensioni! hanno la passione del lettore, il calore dello scrittore, la puntualità del giornalista e la seduzione del copy...

Francesco Troccoli ha detto...

Grazie... ^__^ e smack.