A un mese dalla chiusura del Festival della Fantascienza S+F, l’editoriale si interroga sul futuro della manifestazione, anch'essa triestina, a seguito dei tagli alla cultura decisi dalla regione Friuli-Venezia Giulia.
Per le recensioni, si parte con “La generazione del crepuscolo”, romanzo del 1982 del misconosciuto Richard Cowper, a cura di Gianni Ursini, e a seguire un e-book ("Le onde gravitazionali") scritto su iniziativa dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, a cura di Fabio Calabrese, il fumetto “La lega degli straordinari Gentlemen” a cura di Andrea Carta (a continuazione del numero precedente), quattro recensioni cinematografiche di Gianni Ursini, (“Le morti di Ian Ston” , “Hancock”, “The Dark Knight” e “Eagle Eye”), due pietre miliari della fantascienza umoristica (la serie tv “Galaxy quest” e il film “Le folli notti del dottor Jerryll”) a cura di Gianfranco Sherwood, e “Nirvana”, di Gabriele Salvatores a cura di Giovanni De Matteo.
Altrettanto copiosa è la sezione dedicata alla saggistica, che comprende vari titoli orbitanti intorno al festival da poco conclusosi a Trieste, a cura di Gianni Ursini, dello stesso Roberto Furlani, e di Fabio Calabrese. Calabrese è anche l'autore dell’unico pezzo extra-festival di questo numero, un articolo tratto dal 'Manuale della Fantascienza', che esplora il filone dell'ucronia.
E per venire infine alla narrativa, la sezione ospita quattro racconti: “Lontano, nell’universo”, storia imperniata sui legami familiari e sui rapporti intragenerazionali, di Vanni Mongini, “Connessione Quantica” di Fabio Calabrese, storia di hard-sf, “Ho toccato il cielo”, di Elena Di Fazio, e dulcis in fundo il mio “Tempus fugit” (presentato come “un simpatico racconto sul tempo, la sua fuggevolezza e i suoi capricci”).
Il tutto, come di consueto gratuitamente, con un clic: qui.
Libri, riviste, novità editoriali, letture, recensioni e critiche nel blog di Francesco Troccoli Fantascienzaedintorni
lunedì 28 dicembre 2009
CONTINUUM n. 32 online.
È disponibile online il numero 32 della fanzine triestina Continuum diretta da Roberto Furlani e giunta al decimo anno. Come di consueto la web-zine trimestrale, di recente rinnovata nell’organizzazione e nella veste grafica, propone una produzione articolata in recensioni, saggistica e narrativa.
martedì 15 dicembre 2009
Fantastico (al) salone del libro usato.
Martedì 8 dicembre. A Roma, ultimo giorno del salone “Più Lib(e)ri”, ma la tentazione al mattino è forte: se invece me ne andassi a Milano al “Salone del libro usato”? Dopotutto alla fiera romana ho già speso molte piacevoli ore.Calcolati i tempi di viaggio, so che arriverei abbastanza tardi, e mi rimarrebbero le ultime tre o quattro ore prima della chiusura generale della manifestazione, prevista per le 19.00. Poco? Meglio che niente! Cedo alla tentazione e dunque parto. Mattino di festa, Roma dorme beata, i treni sono semivuoti ma hanno prezzi sempre pieni.
Il fine prevalente di questa missione, ça va sans dire, è la fantascienza. Ormai, nella massificazione determinata dai pur validi, pochi, grandi editori, i migliori acquisti di questo genere si fanno online oppure nelle manifestazioni fieristiche, e spesso nell’usato si trova più facilmente ciò che si cerca.
Il salone si presenta un po’ come la città che lo ospita. Ti propone il suo fascino con discrezione, con pudore tutto nordico, obbligandoti ad andare tu alla ricerca del bello nascosto fra le pieghe. Non c’è ostentazione, non ci sono fronzoli. Non c’è traccia di mass-marketing, e i grandi sponsor, pur presenti, sono praticamente invisibili. All'ingresso del padiglione della Fiera, la vista spazia su di un ordinato groviglio di bancarelle e l'udito s
i abitua presto al classico brontolio di fondo della contrattazione, delle spiegazioni e della curiosità. È come se tutte le bancarelle di libri fossero state messe insieme in un solo posto, e solo allora, in quel posto, ti rendi davvero conto di quanto è importante che esistano, nelle strade e nelle piazze.Il salone rivela subito la sua natura: non solo un foro per la compravendita dell’usato, ma anche (e soprattutto) il luogo che celebra il valore assoluto del libro come pezzo da collezione, che non necessariamente devi aprire e leggere. Il libro elevato (e ridotto) al ruolo di puro oggetto del possedere. Ce ne sono molti che non ti sogneresti nemmeno di aprire. Al pensiero di farlo, hai l’impressione che possano dissolversi. Dev’essere il principio di indeterminazione del libro antico: non se ne può conoscere contemporaneamente il titolo e il contenuto delle singole pagine.
Volumi, manifesti del cinema, stampe, cartoline tematiche per collezione, illustrazioni, giornali d’epoca, riviste rare, tomi antichi, editoria d’antiquariato; c’è davvero di tutto. Pure i santini e i libri per bambini in olandese. E molta gente, di ogni età, non solo dall’Italia. Ma non c’è ressa; si cammina bene, ci si guarda in giro senza troppa fatica. E si fanno stimolanti incontri con i maniaci tra i maniaci: i collezionisti dell’usato dell’area del fantastico. Mi chiedo: sono o non sono qui per questo? Domanda retorica.
Il primo fantasticòfilo in cui mi imbatto è “Pedro” (al secolo Roberto Pedretti), che se ne sta vigile al suo “Angolo” alla bancarella numero 262, in una zona ricca di espositori di genere; qui trovate il suo folto catalogo all’interno della “Gilda dei catalogatori di letture fantastiche”. Pedro (pedrober1@gmail.com) è un pilastro della FS milanese e non solo, e mi rivela il suo orgoglio di appartenere alla Gilda. Alle mie lamentele sulla presunta assenza di librerie e cataloghi in area romana risponde indicandomi almeno due validi pusher nella mia zona, ovvero Pocket 2000 e Fantabancarella. Queste preziose indicazioni già mi ricompensano del tempo e delle spese di viaggio. Poi passiamo in rassegna il suo campionario di occasioni e rarità, e non mancano un paio di acquisti interessanti.
Quasi di fronte a Pedro, alla bancarella numero 74, un’altra vecchia (si fa per dire!) conoscenza
milanese, che ha la responsabilità, con la sua newsletter sempre puntuale e accurata, di avermi reso partecipe dell’esistenza stessa di questo salone, accendendo in me la tentazione di visitarlo. Si tratta del Bazaar del Fantastico di Andrea Jarok, ospite immancabile di tutti i principali appuntamenti fieristici del settore. Andrea si sincera con professionalità impeccabile che non ci siano ordini online inevasi di cui io possa lamentarmi, poi si prodiga nel soddisfare la mia ricerca di libri che trattino il viaggio nel tempo e infine nell’indicarmi gli altri espositori che potrebbero interessarmi. Scatta un ulteriore acquisto da parte mia.Rapidi passaggi presso “Gialli & Fantascienza” di Melzo (MI)(un altro acquisto) e la “Libreria Yellow Kid” di Bergamo, rispettivamente ai numeri 68 e 63-66, precedono la scoperta della presenza, fra gli espositori, di un vero e proprio editore dell’area del fantastico (bancarella 182), ovvero le Edizioni della Vigna, di Arese (MI) (info@edizionidellavigna.it), che espone titoli decisamente accattivanti, fra i quali spiccano anche nomi di rilievo del panorama italiano. Questa casa editrice, ricollego in seguito, è fra l’altro legata al concorso letterario "Giulio Verne", del quale abbiamo parlato spesso su Fantascienzaedintorni, e che nuovamente segnalo ai lettori di questo blog (occhio, la scadenza è prossima: 31 dicembre).
Proprio accanto alle Edizioni della Vigna, mi imbatto quindi nella bancarella numero 183, ovvero Fantascienza e… altro di Dario Vaghi (dario.vaghi@fastwebnet.it), che mi illustra con perizia ed entusiasmo il valore dei suoi pezzi da collezione, e mi fornisce utili spiegazioni sui prezzi dell’usato. Non si finisce mai di imparare.
Fra visite e incontri alle bancarelle del fantastico, e passaggi giocoforza più sbrigativi lungo tutte le altre, si sono fatte le 18.00. Gli espositori stranieri hanno già chiuso, e i non lombardi stanno facendo altrettanto. Fuori fa piuttosto freddo, dentro si muore di caldo, e io, che in assenza di guardaroba (ahi ahi!) sto trainando il mio trolley da diverse ore, e mi muovo con un pastrano sulle spalle degno di Totò, Peppino e la malafemmina (sono arrivato anch’io alla stazione centrale in effetti), sono per di più a digiuno.
Raduno i miei pochi e notevoli acquisti e me ne vado, con la promessa che ci si terrà in contatto e la consapevolezza che la tentazione del mattino è stata un’ottima consigliera.
A proposito, qualcuno dei miei nuovi amici collezionisti ha per caso verificato la disponibilità de “La salvezza di Aka” di Ursula K. Le Guin?
Come non detto, passerò al setaccio i vostri cataloghi.
Una notte all’ombra della madonnina, e il mattino dopo, come sempre mi accade da anni, Milano brilla sotto al sole.
Arrivederci l’anno venturo.
domenica 6 dicembre 2009
Short Stories - è pronto il Numero 6.
E’ pronto da un paio di giorni il numero sei di Short Stories - Rivista Illustrata di Letteratura Fantastica, a cura delle Edizioni Scudo di Giorgio Sangiorgi e Luca Oleastri.Il titolo di questo nuovo numero è "L'alba che non verrà".
Sulla scia del catastrofismo apocalittico in voga in questi ultimi tempi, testimoniato dalla cinematografia statunitense (si pensi a "2012"), i racconti raccolti in questo numero narrano infatti la fine del genere umano.
Alcuni degli autori ospitati sono già stati in precedenza coinvolti nella produzione della collana, come Carmine Villani, Simone Conti, Pierre Jean Brouillaud, Fabio Calabrese, Alberto Priora e Giorgio Sangiorgi, altri invece, italiani e stranieri, sono nuovi alla collaborazione con la rivista, come Federica Ramponi, Valentina Sanfelice, Spartaco Mencaroni, Lorenzo Gallus, Claudio Tanari, Luis Barrera Bermejo, Andrea Quercioli, Maurizio Landini, Luigi Brasili, Serena Gentilhomme, Cristina Donati, Marco Poli, Alessandro Testa, Marco Maria Sorge, Alessandro Pagni, Gianluca Bedini, Janos Mark Szakolczai, Paolo Durando.
Ventincinque racconti ed altrettante tavole illustrate in bianco e nero, in 214 pagine, il numero 6 di Short Stories è disponibile sia come volume cartaceo, sia in formato elettronico.
A tal fine si può procedere attraverso il sito delle Edizioni Scudo (a destra nell’elenco dei link agli editori del fantastico in questo blog) nella pagina della collana Short Stories oppure si può direttamente alla pagina dello shop-on line di lulu, qui.
Alcuni degli autori ospitati sono già stati in precedenza coinvolti nella produzione della collana, come Carmine Villani, Simone Conti, Pierre Jean Brouillaud, Fabio Calabrese, Alberto Priora e Giorgio Sangiorgi, altri invece, italiani e stranieri, sono nuovi alla collaborazione con la rivista, come Federica Ramponi, Valentina Sanfelice, Spartaco Mencaroni, Lorenzo Gallus, Claudio Tanari, Luis Barrera Bermejo, Andrea Quercioli, Maurizio Landini, Luigi Brasili, Serena Gentilhomme, Cristina Donati, Marco Poli, Alessandro Testa, Marco Maria Sorge, Alessandro Pagni, Gianluca Bedini, Janos Mark Szakolczai, Paolo Durando.
Ventincinque racconti ed altrettante tavole illustrate in bianco e nero, in 214 pagine, il numero 6 di Short Stories è disponibile sia come volume cartaceo, sia in formato elettronico.
A tal fine si può procedere attraverso il sito delle Edizioni Scudo (a destra nell’elenco dei link agli editori del fantastico in questo blog) nella pagina della collana Short Stories oppure si può direttamente alla pagina dello shop-on line di lulu, qui.
giovedì 3 dicembre 2009
Il salone del libro usato di Milano.
Al salone "Più lib(e)ri" di Roma, di cui abbiamo parlato ieri l'altro in queste pagine, Milano risponde con Il salone del libro usato (presso Fieramilanocity, dalle 12.00 del 5 dicembre alle 19.00 dell'8). Stesse date, stessi orari della manifestazione romana. Una contemporaneità poco felice? Forse.Ad ogni modo, chi Vi scrive confessa di invidiare Milano.
Una manifestazione ad accesso gratuito, più di 300 bancarelle, espositori provenienti da diversi paesi (Italia, Olanda, Francia, Germania, Inghilterra), in un’area di oltre 10.000 metri quadrati trasformati in un’unica, immensa "bibliotecamercato" del libro usato: dai primissimi numeri delle più famose collane a fumetti alle prime edizioni di grandi classici della letteratura, dalle serie complete di paperback e libri di genere alle rarità per collezionisti, dalle raccolte di poesia ai libri fotografici e cataloghi d’arte alla ricca sezione riservata ai libri per ragazzi, per arrivare fino alle stampe antiche e alle locandine cinematografiche.
Per non parlare del fatto che i migliori acquisti di fantascienza si fanno spesso nell'affascinante settore dell'usato. Scorrete l'elenco espositori e ne troverete alcuni specializzati nel genere fantastico.
L'iniziativa è stata preceduta, fra il 30 novembre e il 2 dicembre scorsi, da una sana operazione di Bookcrossing in ben 15 siti della città.
Qui un dettagliato e stimolante comunicato stampa.
Complimenti alla città di Milano e agli organizzatori, da un romano invidioso.
Qui un dettagliato e stimolante comunicato stampa.
martedì 1 dicembre 2009
Più Lib(e)ri 2009: il fantastico (r)esiste.
Risicato, ma non nullo. Proprio come nel resto d’Italia da anni, è minimo lo spazio dedicato al genere fantastico in occasione dell'ottava edizione della Fiera Più Lib(e)ri che si svolgerà come di consueto presso il Palazzo dei Congressi di Roma EUR, dal 5 all’8 dicembre prossimi.Alla (quasi disperata) ricerca di editori di genere nell’elenco di più di 400 espositori (editori piccoli e medi, come da copione), rileviamo la presenza di Delos Books, Fanucci, Fazi, Gargoyle Books, Iperborea, Leone Editore, Robin, Marcos y Marcos e la Scuola di Scrittura Omero (anche casa editrice). Si noti che a parte Delos, questo breve elenco contiene case editrici non specializzate nel genere fantastico in modo esclusivo (tale è infatti ad oggi la stessa Fanucci). Nessuna novità rispetto allo scorso anno, dunque. Aggiungerei un vigoroso “purtroppo”, soprattutto considerando che a parte pochissimi casi (si pensi alle collane della Mondadori ed Einaudi, o a singole pubblicazioni di Adelphi) le case editrici di genere sono fisiologicamente collocate nella fascia della piccola editoria.
Se la presenza degli espositori in qualche modo legati al genere fantastico/fantascientifico è debole, la frequenza di eventi relativi al genere è giocoforza minima. Passando ai raggi X il programma preliminare della manifestazione, rileviamo un unico evento interamente dedicato al genere fantastico. Si tratta della Tavola Rotonda (ore 18.00, domenica 6 dicembre, Sala Smeraldo) dal titolo “Gli editori italiani e i generi letterari. Tra nuove tendenze e tradizioni, tra autori italiani e stranieri: il fantastico” che vedrà la partecipazione di Bernard Quiriny, giovane autore belga di “Racconti carnivori” e Paolo Restuccia (Scuola Omero), coordinati da Enrico Valenzi (Scuola Omero). L’evento è a cura della Casa delle Letterature in collaborazione con Scuola di scrittura Omero. A ciò aggiungiamo un secondo evento, ovvero la presentazione di un libro delle Edizioni Mediterranee che si colloca fra il fantastico e lo storico-cavalleresco, ovvero "Sir Gawain e il cavaliere verde", ovvero la traduzione di John Ronald Reuel Tolkien del romanzo allitterativo scritto in medio inglese e risalente al tardo XIV secolo. L'evento prevede la partecipazione di Franco Cardini, Gianfranco de Turris e Sebastiano Fusco, e si terrà in sala Rubino alle 18.00 della giornata inaugurale, sabato 5 dicembre.
Lieto di apprendere che il primo dei due eventi è organizzato dalla scuola di scrittura creativa da cui proviene chi scrive.
venerdì 30 ottobre 2009
Iperborea: forse non tutti sanno che...
I libri della nota casa editrice di Milano si riconoscono da lontano: sono alti, magri, rugosi e dai colori pastello. Proprio come gli abitanti dell'area scandinavo-baltica-neerlandese, nella cui letteratura Iperborea ha una specializzazione esclusiva e originale. Quello che forse sono pochi a sapere (lo confesso, ero fra loro) è che, poiché anche fra i nordici ci sono autori che si dedicano al fantastico, Iperborea ne possiede esempi interessanti, sebbene attraverso declinazioni per noi inconsuete ma non per questo meno attraenti.Spulciando il catalogo ci si imbatte infatti in titoli decisamente accattivanti (cliccate sui titoli).
Il manifesto dei cosmonisti, Mikael Niemi
Rigenesi, Svend Åge Madsen
L'isola di Odino, Janne Teller
Il Messia con la gamba di legno, Peter Nilson
Storia con cane, Lars Gustafsson
Il decano, Lars Gustafsson
Rigenesi, Svend Åge Madsen
L'isola di Odino, Janne Teller
Il Messia con la gamba di legno, Peter Nilson
Storia con cane, Lars Gustafsson
Il decano, Lars Gustafsson
A presto, fra queste pagine, per i doverosi approfondimenti del caso.
martedì 20 ottobre 2009
Il segreto del bosco vecchio.
La storia ha una costruzione ingenua, a cui concorre lo stile asciutto e disadorno, che non nasconde l’identità del giornalista del primo novecento, manierato secondo gli eleganti canoni dell’epoca. La lettura è agile, veloce, divertente, traboccante di trovate dal tono fra il fiabesco e l’onirico.
Sebastiano Procolo, colonnello in pensione, uomo senza scrupoli, intende disfarsi di suo nipote Benvenuto. Il ragazzino è l’erede del terreno su cui il bosco sorge, e Sebastiano, suo tutore, vuole diventarne proprietario unico e abbatterne gli alberi a fini speculativi. Tenta perciò di ucciderlo con la complicità di un vento, che ha nome Matteo, che gli deve gratitudine per averlo liberato dalla prigionia trentennale in una caverna. Matteo però è alla fine della sua carriera, e fallisce il suo obiettivo. Un nuovo vento, Evaristo, più giovane e assennato di lui, lo sconfiggerà in un duello all’ultima nube, e lo sostituirà nel dominio della valle. Sebastiano intrattiene pessimi rapporti con i geni che vivono all’interno degli alberi, e con le gazze che si alternano a sorvegliare la proprietà, tanto da ucciderne una a freddo nel cuore della notte perché disturba il suo sonno con falsi allarmi. L’umanizzazione degli animali sapientemente messa in scena nel racconto fa di questo atto un pugno nello stomaco. È questo il biglietto da visita con cui Sebastiano si annuncia a un tempo al bosco vecchio e al lettore.
“Il Procolo” è un degno erede di Ebenezer Scrooge, un uomo senza affetti, un cattivo per antonomasia, che si ritrova ad ascoltare in segreto il processo condotto in contumacia a suo carico dall’assise degli uccelli della foresta, e che diventa infine buono e prende a cuore la sorte del piccolo. Abbandona i suoi propositi infanticidi, e si piega al volere dei geni del bosco e degli alberi di cui essi sono simbionti.
La storia, a tratti molto cruda, è una celebrazione ammaliante e continua della fantasia dell’infanzia: sarebbe infatti la mente di Benvenuto a partorire tutti gli elementi animati del luogo, che finiscono però per avere vita propria. Se da un lato l’autore ci propone, verso il finale, l’idea che il piccolo è destinato a perdere questa fantasia facendosi adulto, dall’altro la sua infausta profezia è smentita dalla storia stessa, il cui protagonista anziano non ha mai perso la capacità di comunicare con i topi, biasimare gli alberi, condannare gli uccelli e dare ordini ai venti.
Sullo sfondo di tutto ciò, che è già parecchio, la storia di una trasformazione. Dopo il tentativo fallito di omicidio, l’ombra di Sebastiano Procolo si ribella al suo proprietario affermando di non voler rimanere al suo servizio, perché “non lo riconosce più”. Giunto a questo punto, l’uomo comprende la portata delle sue azioni, e subisce un cambiamento radicale, fino a tentare di salvare la vita di Benvenuto, che erroneamente crede sepolto sotto una slavina procurata dal vento. Il vento stesso, Matteo, sembra in effetti una proiezione del vecchio, riflettendone la potenza cinica e crudele all’inizio del racconto e la benigna affezione per il ragazzo nella seconda parte. È forse questo il registro più alto della storia: l’anziano uomo perde l’immagine di sé, non si riconosce più e, terrorizzato dal rischio di impazzire, di nascosto dal vento suo complice, riprende a lottare per la sopravvivenza del piccolo Benvenuto, bimbo gracile e malaticcio. Sebastiano Procolo pagherà la sua anaffettività a caro prezzo: nel suo stile sobrio ed efficace Buzzati descrive quella che pare una vera depressione in senso clinico, da cui purtroppo il vecchio ormai non potrà più uscire, fino a morirne, congelato appunto, nel cuore del bosco.
Il Bosco Vecchio di Buzzati è un luogo nel quale ci si rifugia volentieri. Un luogo da cui sembrano provenire tutti i boschi incantati delle favole più riuscite, e forse, della letteratura fantasy dei nostri giorni; l’archetipo letterario di un intero genere. L’immagine di un’infanzia del secolo scorso, con la sua ingenuità, le sue paure, la sua incertezza, le regole inique, le inesauribili speranze e la potenza dei suoi fantasmi buoni.
Un posto in cui spererete di ritrovarvi ogni volta che varcherete la soglia di una foresta.
domenica 18 ottobre 2009
E-Doll: il Booktrailer
In attesa dell'uscita in data primo di novembre prossimo, eccoci tempestivi a pubblicare il Booktrailer, lanciato oggi in rete, a cura di Francesca Fuochi, del romanzo E-Doll, del Premio Urania 2008, Francesco Verso.
mercoledì 7 ottobre 2009
Editori e siti di narrativa fantastica in Italia.
Gli elenchi sono collocati sulla destra della schermata d'ingresso, ovvero alla vostra destra mentre leggete.
lunedì 21 settembre 2009
Il tempo è il solo nemico.
Impossibile non rimanere colpiti da questo romanzo, che rappresenta con tutta probabilità l’apice qualitativo della produzione letteraria di Michael Bishop, autore statunitense, classe 1945. Il Tempo è il solo nemico fu pubblicato nel 1982 e nello stesso anno ottenne il Premio Nebula per il miglior romanzo.Sin dai primi mesi di vita, John Monegal sogna, cadendo in uno stato simile alla trance. I suoi sogni sono vividi, realistici, pieni di dettagli che rimandano a una realtà che egli non ha mai conosciuto, e che si colloca milioni di anni addietro nella storia dell’umanità. Da dove provengono queste immagini? Immediatamente il pensiero va a Il vagabondo delle Stelle, capolavoro di Jack London, e dunque al dubbio che i ricordi di John possano provenire da vite già vissute. Ma la fantasia dell’autore va persino oltre: a differenza del protagonista del romanzo di London, che immobilizzato nella prigione di San Quintino viaggiava a ritroso con la mente grazie a una sciamanica capacità di retro-metempsicosi, John sogna una vita che è già trascorsa, ma che ancora non ha vissuto. Per farlo, dovrà imbattersi in un paleo-antropologo che lavora a un visionario progetto di viaggio nel tempo attraverso una macchina in grado di sintonizzarsi sulla mente del protagonista fino a portarlo indietro nel pleistocene, permettendogli di vivere ciò che determinava i suoi sogni, nella forma di una impronta indelebile del passato rimasta intrappolata nel rumore di fondo del flusso temporale. A questo punto, John cambia vita e nome; da questo momento si chiamerà Joshua Kemp.
Il paradosso tipico del viaggio nel tempo raggiunge in Bishop il parossismo, non foss’altro che per il gigantesco ordine di grandezza del balzo dal presente alla preistoria. Una volta accettato questo mirabolante patto narrativo, l’autore ci proietta in un mondo autentico, credibile, pieno di un’umanità primordiale, usando una prosa lieve, seducente e ricercata, che ha trovato degna rappresentazione nella brillante traduzione italiana di Roberta Rambelli. Non si può non rimanere toccati dalla descrizione del rapporto del protagonista con gli ominidi “abilini”, che dapprima diffidenti, lo accolgono infine nel loro gruppo. Ed è certamente questo il più alto registro narrativo di questa storia. Rompendo schemi tradizionali e fin troppo abusati, Michael Bishop descrive l’uomo preistorico non come semplice stadio evolutivo ulteriore rispetto allo scimpanzé, conseguenza casuale di mutazioni di ordine quantitativo che hanno determinato il passaggio dalla scimmia all’uomo, ma piuttosto come frutto di una netta discontinuità qualitativa nella linea dell’evoluzione, testimoniata dalla comparsa di emozioni complesse, non necessariamente o non esclusivamente legate all’utile e alla sopravvivenza.
Joshua Kemp, rapito dal mondo in cui è stato gettato, prolunga la missione oltre la misura concordata e decide infine di rimanervi. Ma non vi sveleremo cosa in realtà accade nel finale a sorpresa. La narrazione procede dolce, al ritmo dei grandi e lenti scenari della savana africana vissuti attraverso gli occhi di Joshua Kemp, e alternati ai flashback degli episodi della difficile vita del giovane John Monegal dapprima in Spagna, suo paese nativo, e poi negli USA e infine in Africa.
A tratti la prosa descrittiva della vita della tribù abilina ricorda la cura e la precisione di Ursula Kroeber Le Guin, nel tentativo continuo di comprendere le motivazioni delle dinamiche che muovono i personaggi appartenenti ad un gruppo diverso da quello dell’uomo in senso stretto. Un esoticismo di genere fantastico, rivolto però verso gli ominidi anziché verso gli alieni. Della sua predilezione per i temi cari all’antropologia l’autore aveva già dato prova nel tratteggio dei misteriosi meccanismi sociali di varie razze aliene in “Occhi di fuoco”, e nell’accanita investigazione condotta dai protagonisti de “Il segreto degli Asadi” sulla feroce ritualità antropofaga di una specie aliena ominide vittima di un inarrestabile processo involutivo. Ma entrambi questi romanzi non sfiorano la vetta raggiunta da “Il tempo è il solo nemico”.
Il sito di Michael Bishop è qui.
Chiudiamo con una nota triste ma obbligata.
Jamie Bishop, figlio di Michael, fu vittima del massacro del Virginia Polytechinc Institute il 16 aprile 2007, uno dei tanti massacri scolastici accaduti in USA. Di seguito riporto quindi il link al filmato in cui Michael descrive la sua opera di diffusione postuma dell'attività di suo figlio, che oltre al resto era un illustratore ed aveva prodotto alcune copertine dei libri paterni: http://www.usatoday.com/news/nation/2008-04-10-virginia-tech-video_N.htm.
sabato 11 aprile 2009
Il ritorno di Don Carlos Ruiz Zafòn.
Daniel Martin è uno scrittore. Daniel Martin è un giovane cresciuto in fretta, figlio di un padre disgraziato capace solo di far male a sé e a suo figlio, e di uccidere, da buon soldato. Daniel Martin, quando scrive, trasforma la profonda solitudine che perseguita la sua esistenza in un’arte giocosa e spensierata. E così, Daniel Martin si imbatte nell’invidia dei suoi colleghi presso il giornale dove lavora, e rimane ancora più solo, ma alza la testa, forte dell’affetto di pochi amici fra cui Pedro Vidal, suo mentore e amico fraterno, e il signor Sempere, il vecchio libraio. Questa lunga storia inizia così.Ne “Il gioco dell’angelo” (vincitore del XI Premio Qué Leer de los Lectores, miglior libro spagnolo del 2008), sullo sfondo di una Barcellona che oscilla fra il gotico e il liberty, la città onirica di Gaudì e delle creature abitanti il Parc Guell, con i suoi tram, le sue avenidas e le sue stazioni, fra il colore della pittura a olio e il bianco e nero della fotografia del primo novecento, fra l’acqua di un temporale sempre incombente e quella di un mare bagnato dal sole, caricandosi di colori e sfumature che riflettono con seducente sensibilità ogni piega dell’umore e del destino del protagonista, il commovente ritorno di Carlos Ruiz Zafon (nella foto) sublima il livello del precedente “L’ombra del vento”, portando i temi della sua narrativa fino ad un parossismo schiacciante.
Non si perde una riga di questo romanzo. Ogni incipit di capitolo è un quadro, una stampa, una foto d’epoca di Barcellona. Ogni alito di vento esce dalla carta e vi sfiora il viso, ogni goccia di pioggia raffredda la pelle e ogni raggio di sole scalda lo stomaco. Le parole scivolano via sulla retina come lacrime su una parete inclinata, lasciando immagini nitide, intense, che non chiedono spiegazione. I personaggi entrano ed escono, che sia nello spazio di un paio di pagine o di capitoli, con la stessa forza, con la stessa graffiante e indelebile incisività.
Daniel Martin ama Cristina, una donna incapace di lasciarsi andare, e a lei, in un modo mai confessato, consacra la propria esistenza, tormentato da una fotografia che la ritrae bambina tenuta per mano da un misterioso uomo sulla spiaggia; ma ama anche una giovanissima, tenace Isabella, donna straripante d’identità, scrittrice anch’ella, fonte del suo continuo ritrovarsi, così come l’altra lo è del suo perdersi. E benché così diversi, questi amori vi travolgeranno per intensità, affetto, segreta attrazione o dichiarata passione.Un giorno, Daniel Martin compra da un angelo la guarigione dal male che lo affligge, o forse inizia a combattere con un demone che in lui vive. E' un editore, un uomo misterioso, ambiguo, che si rivela via via, e contro il quale inizia una partita senza vincitori, né perdenti. Non cercate una spiegazione razionale fra i capitoli di questo romanzo, perché non la troverete (oh sì, questo sì che è il genere fantastico che amo, ma che tale non viene considerato, proprio come non viene classificato come fantastico nemmeno questo romanzo), e non arrendetevi all’apparente predominanza di una cattiva sorte che affligge lo scrittore maledetto, perché è precisamente laggiù che il perfido autore vuole portarvi, costringendovi a inseguirlo in quel dedalo che è la vita interiore del protagonista, nel tentativo continuo di ritrovare quell’energia positiva che si annusa, si percepisce, si sente, si tocca. Si perde, e si ritrova. E si perde, e si ritrova.
Daniel Martin è un uomo che combatte per la ricerca della sua identità, con gli spaventosi difetti che lo renderanno responsabile di scelte vili alle quali non riesce a sottrarsi, ma con un’incrollabile fiducia nella propria solitudine, da cui scaturiscono atti di coraggio e di altruismo. Scrittore, artista, innamorato, deluso, solitario, bisognoso, passionale, testardo, vigliacco, ridicolo, orgoglioso, leale e generoso.
Semplicemente uomo. Daniel Martin.
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Sito ufficiale dell'autore: http://www.carlosruizzafon.com/
martedì 10 febbraio 2009
La Fantascienza al femminile: Ursula Kroeber Le Guin
Si dice spesso che il genere fantastico sia dominio maschile, e di fatto è vero che la maggior parte dei lettori e degli scrittori sono uomini. Sarà forse per questo che le poche scrittrici raggiungono livelli decisamente sopra la media? E Ursula Le Guin (ottant’anni di genialità il prossimo 21 ottobre) ne è "prova scrivente". Nota bene: il cognome “Le Guin” ha origine bretone e si pronuncia esattamente così come è scritto, ovvero accentando la lettera “i” e quindi evitiamo sin d’ora il gratuito, istintivo e sgradevole francesismo.
Nota al grande pubblico più per la saga di “Earthsea” (“Terramare”), uno dei più blasonati mondi “fantasy”, dal quale è stato tratto il film d’animazione di Gorō Miyazaki (“I racconti di terramare”), la UKL che personalmente amo di più è l’autrice del ciclo dell’Ekumene, ovvero una serie di romanzi le cui storie sono ambientate in un lontano futuro in cui i pianeti terra-formati e popolati dall’uomo fanno parte della “Lega di tutti i mondi”.
A ben vedere, la grande abilità della Le Guin non sta tanto nelle trovate fantascientifiche, che, fatte salve alcune intuizioni originali riprese spesso da altri autori, come l’Ansible (un dispositivo di comunicazione interplanetario che sfrutta le onde gravitazionali e non è pertanto sog
getto ai “limiti” della velocità della luce), appartengono per lo più al filone classico, ma nella capacità di coinvolgere completamente il lettore nella catena di difficoltà sistematicamente vissuta dai protagonisti come una vera e propria odissea. Spesso proiettando sulla sua umanità futura i problemi di quella del tempo, UKL obbliga il lettore a calarsi nella lotta del protagonista per la sopravvivenza in ambienti ostili dal punto di vista ambientale o razziale (“Il pianeta dell’esilio”, “Il mondo della foresta”), politico (“I reietti dell’altro pianeta”, “La mano sinistra delle tenebre”) o perché perseguitati o cacciati come minacce per nemici o aggressori (“Città delle illusioni” e anche tutti i precedenti). Non dimentichiamo che questi romanzi furono scritti negli anni ’60, dunque in anni di piena guerra fredda e dei grandi movimenti giovanili, e che pertanto risentono delle fantasie di allora sulla conquista dello spazio extraterrestre (ero bambino, e per quel poco che ricordo le rimpiango, e non poco) e della tensione razziale, sociale e politica dell’epoca a livello mondiale.
L’impianto narrativo di questi romanzi, per quanto diversi fra loro, è rappresentato dal tema del viaggio, che si configura come una fuga rocambolesca o come un’avventura disperata del protagonista, sempre sullo sfondo di un mondo che gli è fatalmente o intenzionalmente avverso. Nel primo romanzo, Rocannon fugge attraverso un mondo ignoto cui darà il suo nome, e si imbatte nei mille pericoli di una società medievale, e in “Città delle illusioni” Falk-Ramarren fugge alla ricerca della propria identità dimenticata . Ne “Il pianeta dell’esilio” è un’intera comunità che vive il suo dramma, e che si ritrova sotto assedio da parte degli indigeni del pianeta, rischiando l’estinzione in un ambiente biologicamente inospitale. “I reietti dell’altro pianeta” è una proposizione in chiave FS del conflitto USA/URSS, sul cui sfondo si svolge la drammatica storia di Shevek, il protagonista diviso fra i due mondi, ciascuno con i suoi pregi e i suoi difetti. Ne “Il mondo della foresta” l’autrice si lancia nella descrizione di una difficile convivenza fra esseri umani e indigeni umanoidi, approfondendo più di altre volte un tema a lei caro e ricorrente, ovvero la definizione dell’identità dell’essere umano. Ne “La mano sinistra delle tenebre” Genly Ai, inviato dell’ecumene, entra in contatto con una specie umanoide ermafrodita, e si ritrova anch’egli coinvolto in una disperata fuga attraverso i ghiacci del pianeta. Molto più tardiva (2000) fu la nascita dell’ultimo romanzo del ciclo, “La salvezza di Aka”, quasi una summa del pensiero utopico dell’autrice, certamente evolutosi, dopo ben ventiquattro anni dal precedente romanzo della serie. Si noti che solo in quest’ultimo caso, così distante dagli altri, la protagonista è una donna.
Le immagini di UKL provengono da una geniale e fruttuosa miscela di semplicità e realismo. Al punto tale che lo sforzo che normalmente viene chiesto al lettore di FS, la cosiddetta “sospensione dell’incredulità”, è in questo caso evidentemente minore della norma. Leggendo le storie della Le Guin, tutto ciò che avviene non è mai frutto di forzatura narrativa, e si inserisce nel mondo immaginario di turno con la semplicità del pezzo giusto in un puzzle. Lo stile è essenziale (tanto che si legge facilmente anche in inglese), tagliente, profondamente sensoriale e figurativo, e i picchi emozionali sono immancabilmente destinati, seppur al prezzo di una costante e avvincente tensione drammatica, a produrre serenità e finali positivi. Ovunque traspare una grande fiducia nell’essere umano. Se una visione così serena e ottimistica è in generale tanto rara che bisogna tornare ad Asimov per trovarne una altrettanto forte e positiva, ancor più la cosa colpisce se si pensa al periodo in cui questi romanzi furono scritti, ovvero il tempo in cui la fine del mondo era argomento del pranzo in famiglia di (quasi) tutti i giorni.
Un’ultima nota su un romanzo in particolare, che nulla ha a che vedere con i precedenti, e che pure fa parte della produzione fantascientifica più “pura” della Le Guin (immodesta definizione di un fan della FS che non ama molto il fantasy – ebbene sì, ne esistono ancora!), ovvero di tutto ciò che UKL ha scritto e non è nel ciclo di Earthsea, né nella sua produzione Low-Fantasy (“La soglia”, e poi la serie iniziata con il recente “I doni”, seguito da “Voices”, e “Powers” non ancora tradotti in italiano). Si tratta de “La Falce dei cieli”. E' la storia di un uomo che si rivolge a uno psicoterapeuta perché si accorge che i suoi sogni cambiano il corso della realtà. Un romanzo avvincente, di quelli che leggi e rileggi in una domenica, e ogni volta ti sembra la prima. Non perdetelo.
Poi, oltre a tutto questo, ci sono in realtà anche poesie, racconti, sceneggiature, saggi, traduzioni, audio-cassette, adattamenti TV, radio e teatrali. Un’artista e un’intellettuale a 360 gradi, instancabile. UKL ha vinto decine e decine di premi a livello internazionale. Tanti che non si contano.
Qui la bibliografia completa ufficiale in inglese.
Non facile trovare immagini o video di UKL. Qui c’è il link al recente reading dell’ultimo romanzo “Lavinia”, che narra dal suo punto di vista la storia della moglie di Enea. Ascoltatela. Non è amabile?
Se la fantascienza scritta al femminile è questa, speriamo che sempre più scrittrici decidano di dedicarsi al genere, perché della visione fantastica delle donne c’è un gran bisogno. Forse non solo nella fantascienza. E forse, non solo nella narrativa.
Nota al grande pubblico più per la saga di “Earthsea” (“Terramare”), uno dei più blasonati mondi “fantasy”, dal quale è stato tratto il film d’animazione di Gorō Miyazaki (“I racconti di terramare”), la UKL che personalmente amo di più è l’autrice del ciclo dell’Ekumene, ovvero una serie di romanzi le cui storie sono ambientate in un lontano futuro in cui i pianeti terra-formati e popolati dall’uomo fanno parte della “Lega di tutti i mondi”.
A ben vedere, la grande abilità della Le Guin non sta tanto nelle trovate fantascientifiche, che, fatte salve alcune intuizioni originali riprese spesso da altri autori, come l’Ansible (un dispositivo di comunicazione interplanetario che sfrutta le onde gravitazionali e non è pertanto sog
getto ai “limiti” della velocità della luce), appartengono per lo più al filone classico, ma nella capacità di coinvolgere completamente il lettore nella catena di difficoltà sistematicamente vissuta dai protagonisti come una vera e propria odissea. Spesso proiettando sulla sua umanità futura i problemi di quella del tempo, UKL obbliga il lettore a calarsi nella lotta del protagonista per la sopravvivenza in ambienti ostili dal punto di vista ambientale o razziale (“Il pianeta dell’esilio”, “Il mondo della foresta”), politico (“I reietti dell’altro pianeta”, “La mano sinistra delle tenebre”) o perché perseguitati o cacciati come minacce per nemici o aggressori (“Città delle illusioni” e anche tutti i precedenti). Non dimentichiamo che questi romanzi furono scritti negli anni ’60, dunque in anni di piena guerra fredda e dei grandi movimenti giovanili, e che pertanto risentono delle fantasie di allora sulla conquista dello spazio extraterrestre (ero bambino, e per quel poco che ricordo le rimpiango, e non poco) e della tensione razziale, sociale e politica dell’epoca a livello mondiale.L’impianto narrativo di questi romanzi, per quanto diversi fra loro, è rappresentato dal tema del viaggio, che si configura come una fuga rocambolesca o come un’avventura disperata del protagonista, sempre sullo sfondo di un mondo che gli è fatalmente o intenzionalmente avverso. Nel primo romanzo, Rocannon fugge attraverso un mondo ignoto cui darà il suo nome, e si imbatte nei mille pericoli di una società medievale, e in “Città delle illusioni” Falk-Ramarren fugge alla ricerca della propria identità dimenticata . Ne “Il pianeta dell’esilio” è un’intera comunità che vive il suo dramma, e che si ritrova sotto assedio da parte degli indigeni del pianeta, rischiando l’estinzione in un ambiente biologicamente inospitale. “I reietti dell’altro pianeta” è una proposizione in chiave FS del conflitto USA/URSS, sul cui sfondo si svolge la drammatica storia di Shevek, il protagonista diviso fra i due mondi, ciascuno con i suoi pregi e i suoi difetti. Ne “Il mondo della foresta” l’autrice si lancia nella descrizione di una difficile convivenza fra esseri umani e indigeni umanoidi, approfondendo più di altre volte un tema a lei caro e ricorrente, ovvero la definizione dell’identità dell’essere umano. Ne “La mano sinistra delle tenebre” Genly Ai, inviato dell’ecumene, entra in contatto con una specie umanoide ermafrodita, e si ritrova anch’egli coinvolto in una disperata fuga attraverso i ghiacci del pianeta. Molto più tardiva (2000) fu la nascita dell’ultimo romanzo del ciclo, “La salvezza di Aka”, quasi una summa del pensiero utopico dell’autrice, certamente evolutosi, dopo ben ventiquattro anni dal precedente romanzo della serie. Si noti che solo in quest’ultimo caso, così distante dagli altri, la protagonista è una donna.
Le immagini di UKL provengono da una geniale e fruttuosa miscela di semplicità e realismo. Al punto tale che lo sforzo che normalmente viene chiesto al lettore di FS, la cosiddetta “sospensione dell’incredulità”, è in questo caso evidentemente minore della norma. Leggendo le storie della Le Guin, tutto ciò che avviene non è mai frutto di forzatura narrativa, e si inserisce nel mondo immaginario di turno con la semplicità del pezzo giusto in un puzzle. Lo stile è essenziale (tanto che si legge facilmente anche in inglese), tagliente, profondamente sensoriale e figurativo, e i picchi emozionali sono immancabilmente destinati, seppur al prezzo di una costante e avvincente tensione drammatica, a produrre serenità e finali positivi. Ovunque traspare una grande fiducia nell’essere umano. Se una visione così serena e ottimistica è in generale tanto rara che bisogna tornare ad Asimov per trovarne una altrettanto forte e positiva, ancor più la cosa colpisce se si pensa al periodo in cui questi romanzi furono scritti, ovvero il tempo in cui la fine del mondo era argomento del pranzo in famiglia di (quasi) tutti i giorni.
Un’ultima nota su un romanzo in particolare, che nulla ha a che vedere con i precedenti, e che pure fa parte della produzione fantascientifica più “pura” della Le Guin (immodesta definizione di un fan della FS che non ama molto il fantasy – ebbene sì, ne esistono ancora!), ovvero di tutto ciò che UKL ha scritto e non è nel ciclo di Earthsea, né nella sua produzione Low-Fantasy (“La soglia”, e poi la serie iniziata con il recente “I doni”, seguito da “Voices”, e “Powers” non ancora tradotti in italiano). Si tratta de “La Falce dei cieli”. E' la storia di un uomo che si rivolge a uno psicoterapeuta perché si accorge che i suoi sogni cambiano il corso della realtà. Un romanzo avvincente, di quelli che leggi e rileggi in una domenica, e ogni volta ti sembra la prima. Non perdetelo.
Poi, oltre a tutto questo, ci sono in realtà anche poesie, racconti, sceneggiature, saggi, traduzioni, audio-cassette, adattamenti TV, radio e teatrali. Un’artista e un’intellettuale a 360 gradi, instancabile. UKL ha vinto decine e decine di premi a livello internazionale. Tanti che non si contano.
Qui la bibliografia completa ufficiale in inglese.
Non facile trovare immagini o video di UKL. Qui c’è il link al recente reading dell’ultimo romanzo “Lavinia”, che narra dal suo punto di vista la storia della moglie di Enea. Ascoltatela. Non è amabile?
Se la fantascienza scritta al femminile è questa, speriamo che sempre più scrittrici decidano di dedicarsi al genere, perché della visione fantastica delle donne c’è un gran bisogno. Forse non solo nella fantascienza. E forse, non solo nella narrativa.
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