Libri, riviste, novità editoriali, letture, recensioni e critiche nel blog di Francesco Troccoli Fantascienzaedintorni
sabato 7 maggio 2011
Le riviste di genere in lingua inglese...
mercoledì 21 luglio 2010
SF Site: è online l'edizione di giugno-luglio
The Mid-July 2010 issue of the SF Site is now online here .
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In our current issue, some of the reviews you'll find are:
The Fuller Memorandum by Charles Stross
Star Wars: Fate of the Jedi: Allies by Christie Golden
For the Win by Cory Doctorow
WWW: Wake by Robert J. Sawyer
The Divine Theory of Everything: Book 1, Wanderer by Robert D. Berger
Play Dead by Ryan Brown
Blood Oath by Christopher Farnsworth
The Boy with the Cuckoo-Clock Heart by Mathias Malzieu
Mortalis, Part 2: The Demon Wars by R.A. Salvatore
Carnival of Death by L. Ron Hubbard
Dog Blood by David Moody
Yellow Blue Tibia by Adam Roberts
The Devil's Alphabet by Daryl Gregory
Wolfsangel by M.D. Lachlan
This Crooked Way by James Enge
Feed by Mira Grant
Slan / Slan Hunter by A.E. Van Vogt and Kevin J. Anderson
Gifts by Ursula K. Le Guin
SF Site columns and features:
News Spotlight -- Genre Books and Media: a column by Sandy Auden
The Year's Best Science Fiction: by Volume compiled by Rodger Turner
New Arrivals compiled by Neil Walsh
Babylon 5.1: TV reviews by Rick Norwood
The Fuller Memorandum by Charles Stross: a book review podcast by Ernest Lilley
The Very Best of Charles de Lint: a contest
Plus a whole lot more including hundreds of links, archived reviews, interviews, articles, reading lists, awards listings...
editor@sfsite.com
domenica 9 maggio 2010
La sottile linea di confine.
“La rivista Asimov’s Science Fiction rappresenta un fòro acclarato per racconti di fantascienza.Il pagamento avviene all’accettazione, e gli esordienti percepiscono 6,0 centesimi a parola fino a un totale di 6.500 parole, 5,0 centesimi a parola per storie più lunghe di 12.500 parole e 450 dollari per racconti di lunghezza intermedia. Siamo raramente interessati a racconti che superino le 20.000 parole e a storie a episodi. Riconosciamo inoltre un dollaro a riga per la poesia, che non deve superare le 40 righe.
Acquistiamo i diritti di prima pubblicazione in lingua inglese più alcuni diritti spiegati nel nostro contratto. Non pubblichiamo ristampe, né accettiamo che il lavoro venga contemporaneamente trasmesso anche ad altre testate oltre che ad Asimov’s.
Asimov’s esaminerà il materiale trasmesso da qualunque autore, già pubblicato o meno. Abbiamo acquistato alcuni dei nostri racconti migliori da autori che non avevano mai venduto un racconto in precedenza.”
Curiosità. Ammirazione. Invidia.
Sono queste le emozioni che ho provato, e in questa sequenza, dopo aver letto le poche righe di sopra (precisamente, qui; la traduzione è mia) nel sito della rivista Asimov’s, una delle maggiori di genere fantascientifico in lingua inglese.
Mi perdonino coloro che, lettori, autori o editori, siano scarsamente o per nulla interessati alla narrativa di genere, ma in ballo qui non c’è (esclusivamente) la fantascienza, ambito prediletto dal sottoscritto, ma il significato stesso della parola “autore” e con esso la delicata transizione dalla passione al mestiere.
I lettori del blog mi perdoneranno quindi l’ardire, nel mio rivolgere questo post a chiunque scriva e a qualunque immaginario interlocutore che si occupi di editoria, di vario genere o forma.
La linea di confine che separa la predilezione per l’hobby della scrittura da quella forma di impegno e di assiduità mirata al riconoscimento personale e pubblico dell’identità di scrittrice/scrittore, è sottile, e vaga. Proprio come una linea geometrica, assoluta, teorica, un simile confine è cioè virtuale, quasi astratto, ma non per questo esso non merita di aspirare ad un significato di profonda realtà.
Ma quali sono in Italia le possibilità di superare indenni (e possibilmente vittoriosi) la frontiera fra il mondo delle legittime aspirazioni e quello del concreto riconoscimento?
Rinunciamo a rispondere, e ci limitiamo a misurare la differenza fra il corsivo riportato sopra e la situazione editoriale oggettivamente difficile con cui ci confrontiamo tutti, quotidianamente, nel nostro paese. Ci limitiamo cioè a sognare l’apparire di un corsivo simile nel sito di una rivista italiana, e le sue prevedibili conseguenze. Una rivista la cui redazione, rivolgendosi allo sterminato mondo degli esordienti, affermi che 1) sarà letto tutto ciò che verrà loro spedito, ma soprattutto 2) saranno comprati, all’accettazione, i racconti e le poesie meritevoli di pubblicazione.
Una simile dichiarazione di intenti renderebbe drammaticamente tangibile la possibilità oggettiva di superare quella linea di confine.
Ma il bello verrebbe dopo. Una simile dichiarazione di intenti conterrebbe anche, ove il confine in questione fosse superato (ovvero qualora un racconto o una poesia di un esordiente venissero selezionati per la pubblicazione), il riconoscimento dell’identità autoriale.
Con una chiarezza tanto banale da risultare sfacciata a chi si muove nel panorama nostrano, la redazione della rivista Asimov’s si rivolge all’esordiente (e non solo a lei/lui, a dire il vero) e l'incoraggia a scrivere, promettendo un equo riconoscimento economico del lavoro. Con tanto di tabella dei prezzi. Una tabella che, correttamente, tratta tutti gli autori alla stessa maniera.
In altre parole, se scrivi bene, compro il tuo pezzo e lo pubblico.
Semplice utopia. Fantascienza, appunto.
Il contesto, in Italia, è infatti ben diverso. I punti di riferimento in tal senso sono assenti, per non dire che dalle nostre parti vige invece un capovolgimento completo dei termini. La nostra disassuefazione a una simile possibilità è talmente spinta che ci sembra di leggere nel testo di sopra qualcosa di irreale, alieno, impensabile.
Nei casi più fortunati, all’esordiente italiano (e non solo nell’ambito della fantascienza) una rivista potrà promettere una pubblicazione senza oneri per l’autore; una casa editrice (solo se si è tanto tenaci da mettere in atto una sorta di persecuzione nei confronti della redazione) accetterà (spesso a malincuore, e non per reale interesse) l’invio di un romanzo, e non certo di semplici racconti (forma narrativa molto più apprezzata all’estero, in effetti), riservandosi la possibilità di non fornire alcuna risposta, o di farlo in tempi che vanno notoriamente da alcuni mesi a più di un anno.
Asimov’s, per inciso, promette di fornire una risposta a tutti gli autori nel giro di 5 settimane.
Sia chiaro, non intendo sollevare una polemica, né in questo momento mi interessa individuare le responsabilità della situazione italiana; il discorso sarebbe troppo lungo, e gli aspetti da prendere in esame, partendo dalla scarsità di lettori ad un estremo, per arrivare al fenomeno detestabile dell’editoria a pagamento all’estremo opposto, e passando attraverso una pletora di tipologie di sedicenti autori ed editori, sarebbero molteplici e multiformi. In una simile analisi, tutti risulteremmo individualmente innocenti e, forse, collettivamente colpevoli.
Nessun giudizio, insomma, ma la semplice osservazione del fatto che una simile modalità si configura per l’Italia come il prodotto di una visione onirica, una chimera, mentre in altri luoghi costituisce una semplice, ovvia, concreta realtà.
È un vero peccato che si debba concludere affermando che tradire il “bell’idioma”, per i pochi che abbiano la fortuna di saper scrivere, e bene, in altre lingue (l’inglese in questo caso), rimane l’unica strada percorribile per superare il labile confine fra sogno e realtà.
