venerdì 3 settembre 2010

Michael Bishop: Fragili stagioni.


Nell’intervista concessa qualche tempo fa a Fantascienza e Dintorni (qui), il due volte Premio Nebula Michael Bishop lo aveva detto a chiare lettere. Per quanto io insistessi nel proporre “Il tempo è il solo nemico” come il suo capolavoro assoluto, Michael controbatteva ritenendo “Brittle Innings” il proprio miglior libro, e non nascondeva in alcun modo un giudizio piuttosto negativo su tutte le proprie opere di genere a distanza di tanti anni, sia in termini di forma che di sostanza, dando prova a un tempo di onestà intellettuale e di capacità di evolversi come autore.
Confesso che al momento dell’intervista non conoscevo questo libro, perché ignoravo che ne esistesse un’edizione italiana pubblicata da Fanucci. Dopo aver faticato a trovarne una copia da collezione a un prezzo accettabile (la copertina, in alto, è di  Tiziano Cremonini), e averlo letto, continuo in effetti a pensare che “Il tempo è il solo nemico” sia l’opera migliore del nostro, ma “Fragili Stagioni” (questo il titolo in italiano) ha meritatamente conquistato la seconda posizione.
Innanzitutto, va evidenziato che non possiamo considerare questo romanzo come un’opera di fantascienza. Anche inserirla nella categoria corretta, che potrebbe essere quella del soft-horror, non renderebbe giustizia a un autore che, pur avendo consacrato gran parte della sua carriera al genere, è oggi alla ricerca di un editore per il suo ultimo romanzo mainstream.
È infatti già evidente proprio in Fragili Stagioni la volontà di Michael di varcare i confini del genere. In questo romanzo, il riferimento al Frankenstein di Mary Shelley appare in maniera tanto misurata che bisogna superare ben centocinquanta pagine per avere conferma che uno dei protagonisti, il misterioso Henry Clerval detto “Jumbo”, è effettivamente la celebre creatura del Dr. Viktor Frankenstein.
Sopravvissuto attraverso i secoli, il gigante è approdato in modo rocambolesco al mondo del baseball, nel quale si è affermato come uno dei migliori giocatori di una lega minore statunitense durante il periodo di austerità della Seconda Guerra Mondiale. Poiché proviene dal passato, Jumbo si esprime con un inglese raffinato, elegante, incredibilmente ricco di sfumature, che possiamo divertirci a immaginare pronunciato con impeccabile accento britannico vittoriano. Ha inoltre trascorso molto tempo a leggere e studiare in solitudine, e la sua cultura è quindi sterminata e poliedrica.
La narrazione è insomma condita con piacevoli spunti dal tono grottesco; eppure, questo romanzo è ben più di un soft-horror dai sofisticati toni umoristici.
Inizialmente potreste spaventarvi al cospetto della mole di tecnicismi sportivi; sembra quasi di aver iniziato la lettura di un manuale di baseball. A meno che non siate degli esperti in materia, vi imbatterete in passaggi in cui non capirete molto. D’altra parte, gli stessi passaggi, nei quali il protagonista, Daniel Boles, misura e sfida se stesso all’interno del diamante di gioco nella speranza di coronare i suoi sogni, contengono ancora una volta una visione nitida, positiva e rassicurante dell’essere umano.
Daniel è un ragazzo balbuziente, e in seguito a un trauma diventa praticamente muto per gran parte della storia; al tempo stesso si rivela dotato di un eccezionale talento per il baseball.
L’intera storia si configura così come la realizzazione progressiva di un’identità. Utilizzando la sua conoscenza di questo sport come humus per un’ambientazione originale e inconsueta, Michael Bishop sviscera le principali dinamiche dell’essere umano senza mai cedere alla (facile, suppongo) tentazione di dare loro un nome. L’invidia dei compagni di squadra, la paura della diversità di Jumbo, il difficile rapporto di Daniel con suo padre (con tanto di sogni dettagliati), la talora non palese violenza di alcuni personaggi secondari, il principio dell’uguaglianza fra tutti gli uomini (bianchi e neri, nello specifico), il desiderio nei confronti delle donne, la loro libertà, l’esigenza di realizzare se stessi. A tutto ciò si aggiungono brevi ma incisivi accenni alla situazione politica del periodo, con una rivendicazione della inutilità della guerra e una satira mai sgraziata sulla retorica patriottica dell’America di F. D. Roosvelt (protettore del baseball nel periodo bellico), oltre ai quesiti che nascono dal confronto fra la sorte dei ragazzi che muoiono al fronte e quelli rimasti in patria a fare il loro lavoro, come i giocatori. Il tutto nello scenario della rigida divisione razziale dell’“American Deep South” (la storia di svolge in Georgia, dove attualmente l’autore vive), che ci ricorda come solo mezzo secolo fa l’apartheid fosse norma usuale in parte degli Stati Uniti. Un’America, quella che viveva il periodo della Seconda Guerra Mondiale a così grande distanza dal fronte, di cui in questo romanzo si trova un ritratto dettagliato e per nulla superficiale.
Se la cronaca della vicenda di Daniel, da un lato, rappresenta il vissuto concreto del protagonista, dall’altro, la ricostruzione graduale dei fatti che, attraverso i secoli, portano Henry/Jumbo nella grande casa colonica in cui alloggiano gli Highbridge Hellbenders, sembra invece voler alludere ad un percorso interiore.
Henry è scampato ai ghiacci artici dove si consuma l’epilogo della storia originale, ed è vissuto alla costante ricerca di un’accettazione sociale della propria diversità.
Per inciso, la ricostruzione di questi antefatti attraverso i secoli si svolge sottoforma di copiatura dei diari di Henry/Jumbo da parte di Daniel, che ne viene casualmente in possesso. Va detto in merito che queste pagine (poche, purtroppo, e comunque le uniche contenenti elementi fantastici) sulle vicissitudini di Henry/Jumbo, sul suo imbattersi nelle più disparate comunità umane, dalle tribù che sopravvivono nell’artico alle periferie degradate delle città moderne, costituiscono veri e propri racconti. Anche grazie all’uso di un manierato io narrante ottocentesco in netto contrasto con lo stile fluido e moderno e con la declinazione in terza persona del resto dell’opera, esse conseguono una dignità narrativa che le rende quasi autonome dal romanzo.
Henry è consapevole della propria diversità di creatura “non naturale”, ma non si limita a difendere la propria vita dalle ripetute aggressioni. La tensione a superare i limiti della mera sopravvivenza, e trovare piena accettazione di sé, lo porta a adottare misure drastiche, come l’accorciamento chirurgico dei propri arti inferiori. Scambiato talora per un Dio, talora per un animale mostruoso, Henry persegue con tenacia il contatto e il rapporto con gli esseri umani. Combatte la propria presunta dis-umanità, e a tal fine decide di tenere a bada le proprie pulsioni animalesche, omicide, che ritiene derivino dai suoi creatori (e non da se stesso), e delle quali riconosce la nefandezza. È sinceramente pentito degli assassinii che è stato costretto a commettere nel suo passato remoto, e ha fatto voto di non uccidere più.
Il culmine di questo processo di “umanizzazione” si realizza appunto nell’incontro con Daniel, che approda agli Highbridge Hellbenders in qualità di giocatore di riserva. Scegliendolo come compagno di stanza, Henry permette all’ultimo arrivato di entrare nel suo mondo e nella sua storia, ritrovando in lui un essere umano degno di conoscere la verità, sentendo in lui un amico che non lo tradirà. E quando Daniel si ritroverà in una situazione di insormontabile difficoltà, le mostruose pulsioni a lungo contenute rischieranno di tornare a manifestarsi.
Sembra davvero che Henry si configuri come la rappresentazione dell’inconscio di Daniel, l’alter ego che incarna e manifesta le sue reazioni più profonde agli eventi di cui i due amici sono protagonisti o vittime. Henry dà voce alle opinioni che invece il ragazzo, timido e fin troppo rispettoso degli altri, non esprime mai apertamente: l’odio per la guerra, il rifiuto dei soprusi, l’esigenza di giustizia, il rispetto per gli altri. Il lungo periodo di mutismo di Daniel diventa così strumentale a questo ingegnoso artificio narrativo: Henry rende esterno e comprensibile in parole il vissuto interiore di Daniel, che cerca invece di tenersi a prudente distanza dalle insidie di un mondo ancora troppo ostile.
In questo senso la svolta arriva nel momento in cui, incontrato casualmente il proprio carnefice, e ribellandosi, Daniel recupera l’uso della voce, e si libera del pesante fardello di un padre opprimente e violento, diventando libero di essere “una vera persona”.
Una valutazione appena sufficiente dell’opera di un autore complesso e raffinato come Michael Bishop non può in effetti in alcun modo prescindere da questo romanzo, che attraverso una descrizione minuziosa e minimalista della provincia del Sud degli USA di quasi settant’anni fa, ci obbliga ancora una volta a scoprire la presenza di umanità in luoghi insospettabili.

mercoledì 1 settembre 2010

AFROFANTASY!

È grazie al contributo dell’Africa che uno dei più importanti eventi letterari italiani non terrà la letteratura di genere al di fuori del programma. Parliamo del prossimo Festival della Letteratura di Mantova. Qualora ce ne fosse bisogno, un ottimo motivo in più per opporsi alle folli politiche di questi tempi.

AFROFANTASY - Fantascienza e fantasy africano come prefigurazione di futuro e tecnologia.
La fantascienza e il fantasy africano come prefigurazioni del futuro e della tecnologia: un dibattito per suggerire modelli radicali per l’assemblaggio di futuri improbabili. Questo incontro si inserisce nell’ambito della collaborazione con Chimurenga, organizzazione sudafricana, che promuove la scrittura creativa e che ha dedicato il numero 15 della sua rivista al fantasy africano.
L’evento (il numero 138 del programma) si terrà sabato 11 settembre, alle ore 12.15, presso il Seminario Vescovile (zona centro) e vedrà la partecipazione di Stacy Hardy, Cheick Tidiane Gaye, Fatimah Tuggar, Giuseppe O. Longo. Il biglietto d’ingresso costa € 4,50.

lunedì 30 agosto 2010

"Insekta" su IF - Insolito Fantastico n. 5

Uscirà in ottobre il Numero 5 della rivista IF – Insolito Fantastico, di cui avevamo parlato, poco più di un anno fa, salutando il lancio della nuova testata e dandole il benvenuto, qui.
Vi ha trovato ospitalità anche il mio racconto di fantascienza “Insekta”.
È per me una emozione intensa apprendere questa notizia a due anni esatti di distanza dalla stesura di questo racconto, la cui ispirazione si trova in fatti di cui proprio in questi giorni sto ripercorrendo lo svolgersi, nella memoria e non solo.
Copio dal Blog ufficiale della rivista: “Dopo il successo della serie cinematografica tratta dai romanzi di Stephanie Meyer, era più che mai necessario analizzare l'argomento. In questo numero ne parlano Giuseppe Panella, Gianfranco de Turris, Errico Passaro, Antonio Daniele, Gian Filippo Pizzo e Carlo Menzinger. Carlo Bordoni introduce il nuovissimo romanzo "Tecniche di resurrezione" di Gianfranco Manfredi, intervistato da Walter Catalano. Daniela Bolognini passa in rassegna la letteratura per ragazzi dedicata ai vampiri. Inoltre Riccardo Gramantieri e lo stesso Bordoni analizzano l'opera di Brian Lumley, lo scrittore inglese, creatore della saga del Necroscopo. E poi ancora saggi, racconti e recensioni di Maria Parrino, Elena Romanello, Renzo Montagnoli, Salvatore Proietti, Claudio Asciuti, Renato Pestriniero, Andrea Coco, Pablo Dobrinin, Gianandrea de Antonellis e Francesco Troccoli. Un numero da non perdere!”

venerdì 27 agosto 2010

Audio-racconto: Il misterioso diario del giovane Piotr

Ho deciso di realizzare una versione audio di un mio racconto non disponibile in formato testuale in questo blog. Si tratta de "Il misterioso diario del giovane Piotr", pubblicato nella raccolta di AA.VV. dal titolo "Onda d'Abisso" (Ed. Orecchio di Van Gogh, a cura di Alessandro Morbidelli) della quale abbiamo già parlato in varie occasioni.
Inizialmente ero parecchio scettico sulla possibilità di leggere e interpretare un mio racconto, ma è passato del tempo da quando l'ho scritto (appositamente per quest'antologia) ed evidentemente me ne sono "separato" a sufficienza da tentare di esplorarne personalmente aspetti che ho scoperto solo leggendolo ad alta voce, provandolo, riprovandolo e associandolo ad una colonna sonora in cui compaiono artisti eccezionali.
La scelta delle musiche non è stata affatto facile, ma è mia opinione che il risultato abbia ben ripagato il tempo speso.
Inutile dire che chi vorrà ascoltare ed esprimere qualunque opinione o critica mi riempirà di gioia.
Il filmato è visualizzabile qui sotto, o accedendo direttamente al portale Vimeo tramite i link successivi al video.
Vi consiglio, in ambo i casi, di lasciare che il Vostro PC scarichi completamente il file prima di iniziare la visione (ovvero attendete che la barra orizzontale su cui si muove il cursore, subito sotto l'immagine, diventi tutta grigio scuro).
Alla fine del brano troverete una dedica particolare. Buon ascolto.


Il misterioso diario del giovane Piotr from Francesco Troccoli on Vimeo.

mercoledì 25 agosto 2010

I sogni? Non bastano mai.

Una nuova rivista digitale, Altrisogni - rivista digitale di weird, horror e SF è in dirittura d’arrivo.
Il numero 1 è attualmente nella fase finale della preparazione (l’uscita è prevista entro la metà del mese di settembre), e la redazione ne ha anticipato il contenuto. In ciascun numero, oltre a un articolo generico e ad un'intervista, grande spazio verrà dato alla fiction. Nel numero 1 vi saranno ben 5 racconti brevi e 3 lunghi. Per la maggior parte si tratterà di racconti di fantascienza ma saranno rappresentati anche l'horror e il weird.
Seguono titoli e autori, fra i quali sono felice di essere presente con un mio breve racconto inedito dal titolo “Nude mani”.

Racconti brevi
Il primo risveglio, di Corrado Sobrero
Uomo nuovo, di Simona Gervasone
Doppio gioco, di Francesca Angelinelli
Memoria di merorie, di Massimilliano Monti
Nude mani, di Francesco Troccoli

Racconti lunghi
Il traditore, di Alfredo Mogavero
Il pifferaio di Hameln, di Fabrizio Valenza
A casa di Lucia, di Luca Ducceschi

La rivista sarà scaricabile in formato PDF ed ePub, in modo che sia disponibile a fruitori via PC, portatili, smartphone e lettori di ebook. Per queste ultime due categorie (che non possono usufruire pienamente dei risvolti grafici di una rivista tradizionale) saranno presentati uno o due degli articoli previsti e tutti i racconti, ovvero gli elementi maggiormente "testuali".
Altrisogni potrà essere acquistata e quindi scaricata attraverso il sito del portale DBooks (http://www.dbooks.it/).
Con l’occasione, i migliori auguri alla nascitura testata!

domenica 1 agosto 2010

Marina.

Sentire il desiderio di scrivere, dopo aver voltato l’ultima pagina di Marina, è un po’ come aver ancora voglia di far l’amore, dopo una notte con una donna che se ne è andata per la sua strada.
A questo punto, come in una recensione che si rispetti, bisognerebbe specificare che il romanzo, come scrive Carlos Ruiz Zafon nella prefazione, fu concepito come storia “per ragazzi” e quindi pubblicato la prima volta nel 1999, ben prima dei due capolavori più noti (L’Ombra del vento e Il gioco dell'angelo), e che solo ora è stato liberato dai vincoli che lo assoggettavano in toto a un precedente editore.
Non ci dilungheremo oltre su questi aspetti tutto sommato poco rilevanti, se non per un dettaglio, ovvero l’idea che si tratti di un “romanzo per ragazzi”. Una definizione che, ben lungi dall’essere il limite di questo libro, ne nasconde in realtà il punto di massima forza.
Marina è un romanzo fantastico, e in questo senso non può non collocarsi nella consueta atmosfera gotica che inumidisce il colletto del lettore usando tanto la nebbia di Barcellona quanto il sudore delle potenti emozioni vissute dai protagonisti, dal gelido terrore fino alla calda infatuazione per una donna dolce e misteriosa, attraversando con disinvoltura maestra tutti gli strati dell’umana sensibilità.
Ma in realtà, questo romanzo è prima di tutto una straziante, dolorosa, intensa, e travolgente storia d’amore.
Vissuta con immensa solitudine, e raccontata con la forza dell’io narrante che ritroveremo ne Il Gioco dell’Angelo. In effetti, si comprende subito che fra le pagine di Marina vari elementi del romanzo successivo hanno la loro più autentica origine.
Mi riferisco soprattutto alla caratterizzazione (perché di questo a tutti gli effetti si tratta) della “casa”.
La grande villa aristocratica barcellonese (abbandonata misteriosamente e quindi riattata dal protagonista ne Il Gioco, trascurata invece per la povertà dei proprietari caduti in disgrazia in Marina) è l’epicentro dell’intera vicenda; la scoperta del palazzo avvolto da un tenebroso giardino che nasconde oscuri segni di vita è l’incipit di un viaggio di esplorazione, che porterà a scoperte imprevedibili e spaventose. La casa che sopravvive alle generazioni, che invecchia ma non muore, che osserva il mondo mutare e con esso muta, che vive delle emozioni dei suoi abitanti e recita la parte inquieta e prepotente di un personaggio muto ma tutt’altro che silenzioso.
È infatti nella casa che Oscar, il protagonista “ragazzo”, si imbatte dapprima in German, un uomo dalle maniere antiche, perfetta espressione della decadenza della sua dimora, e dotato di un fascino che conquista il giovane; e poi, nella figlia di questi, Marina, che lo strappa all’improvviso dalla quotidianità per trascinarlo ad osservare la strana scena che si svolge nel vecchio cimitero di Sarrià, dove un’anziana signora si reca regolarmente. Da qui parte una complessa investigazione nel corso della quale, con tempi invidiabili dal miglior teatro, faranno la loro comparsa fantasmi del passato della città, pupazzi mostruosi, giornate di pioggia, e notti di sogni inquieti. Una storia presente, e un’altra passata che si sviluppa al suo interno, che vi terranno ben desti fino ai rispettivi e sovrapposti epiloghi.
Con la sua ormai ben nota e straordinaria capacità (di cui la massima espressione è L’Ombra del Vento) di tessere svariate trame parallele e trasversali, e di metter in bocca ai suoi protagonisti decine di versioni diverse dello stesso fatto, tutte egualmente plausibili, costringendo il lettore a ricominciare ogni volta daccapo nella ricostruzione degli eventi, e schiaffeggiandolo con colpi di scena a non finire, il livello di attenzione si mantiene costantemente sulla soglia fra sorpresa e brivido.
Le lettere si sciolgono, la carta scompare fra le dita, le parole si fondono in puro movimento, immagini di vita interiore.
Ma a colpirvi con la forza di un liquido bollente che risale dal basso ventre al cuore, fino a far esplodere un cervello ormai fuori uso, conducendovi a bagnare fazzoletti e singhiozzare come bimbi, sarà l’amore di un ragazzo per una ragazza, e tutto quel che ne conseguirà.
E questo è precisamente il tratto distintivo di Marina. Ciò che rende questo romanzo diverso dagli altri, e che a un tempo ne fa la madre delle donne di tutte le altre storie di Zafon.
L’immagine di donna di un ragazzo appena adolescente. Graffiante, morbida e fatale.
Un romanzo che obbliga ad essere ragazzi. Che aiuta a ritrovarsi, a ricostruire, ad essere. Perché dipinge il sogno vissuto di un Primo Amore che segna in modo indelebile un’identità maschile, al momento della “visione dell’essere umano diverso”. Un amore che fa il passaggio all’essere uomo, senza delusione, fino in profondità. Fino alla creazione di un ricordo che è ben più di una figura umana collocata nel passato, ed è fantasia pura, “capacità di immaginare”, libertà di essere in rapporto con la parte migliore del mondo. Nel presente e nel futuro.
Alla ricerca dell’Oscar Drai che è in ognuno di noi.


P.S.
Con grande piacere segnalo in quest'occasione un eccellente sito: http://zafon.splinder.com/ che trovo particolarmente in sintonia con le immagini dell’autore, e che ho incontrato causalmente durante la ricerca di quest'oggi. Mi ci sono perso…

mercoledì 21 luglio 2010

SF Site: è online l'edizione di giugno-luglio

Per tutti coloro che si dilettano di letture di FS in lingua inglese, è online l'aggiornamento di giugno/luglio 2010 dello "SF Site".
The Mid-July 2010 issue of the SF Site is now online here .
You can also subscribe to the SF Site content feed, the SF Site news feed and the SF Site podcast feed.

In our current issue, some of the reviews you'll find are:
The Fuller Memorandum by Charles Stross
Star Wars: Fate of the Jedi: Allies by Christie Golden
For the Win by Cory Doctorow
WWW: Wake by Robert J. Sawyer
The Divine Theory of Everything: Book 1, Wanderer by Robert D. Berger
Play Dead by Ryan Brown
Blood Oath by Christopher Farnsworth
The Boy with the Cuckoo-Clock Heart by Mathias Malzieu
Mortalis, Part 2: The Demon Wars by R.A. Salvatore
Carnival of Death by L. Ron Hubbard
Dog Blood by David Moody
Yellow Blue Tibia by Adam Roberts
The Devil's Alphabet by Daryl Gregory
Wolfsangel by M.D. Lachlan
This Crooked Way by James Enge
Feed by Mira Grant
Slan / Slan Hunter by A.E. Van Vogt and Kevin J. Anderson
Gifts by Ursula K. Le Guin

SF Site columns and features:
News Spotlight -- Genre Books and Media: a column by Sandy Auden
The Year's Best Science Fiction: by Volume compiled by Rodger Turner
New Arrivals compiled by Neil Walsh
Babylon 5.1: TV reviews by Rick Norwood
The Fuller Memorandum by Charles Stross: a book review podcast by Ernest Lilley
The Very Best of Charles de Lint: a contest

Plus a whole lot more including hundreds of links, archived reviews, interviews, articles, reading lists, awards listings...
editor@sfsite.com

venerdì 16 luglio 2010

Paolo Bacigalupi vince anche il Campbell.

The Windup Girl (Night Shade) di Paolo Bacigalupi ha vinto il Premio John W. Campbell per il miglior romanzo di fantascienza pubblicato nel 2009, e il racconto Shambling Towards Hiroshima (Tachyon) di James Morrow ha invece vinto il Premio Theodore Sturgeon per la miglior storia breve del 2009, secondo quanto annunciato prima della cerimonia di premiazione che si svolgerà questo fine settimana. Il romanzo di Bacigalupi ha già vinto il Premio Nebula, il Locus (come primo romanzo), ed il Compton-Crook, ed è inoltre inserito fra i finalisti al Premio Hugo di quest’anno. Anche il racconto di Morrow è in lizza per il Premio Hugo, ed è stato finalista al Nebula e al Locus .

I risultati completi:

JOHN W. CAMPBELL MEMORIAL AWARD
Vincitore:
• The Windup Girl, Paolo Bacigalupi (Night Shade)
Secondo classificato:
• Julian Comstock: A Story of 22nd-Century America, Robert Charles Wilson (Tor)
Terzo classificato:
• The City & the City, China Miéville (Del Rey)

THEODORE STURGEON MEMORIAL AWARD
Vincitore:
• Shambling Towards Hiroshima, James Morrow (Tachyon Publications)
Secondi classificati (a pari merito):
• As Women Fight, Sara Genge (Asimov’s Oct/Nov 2009)
• Things Undone, John Barnes (Baen’s Universe Dec 2009)
• This Wind Blowing, and this Tide, Damien Broderick (Asimov’s Apr/May 2009)

(Fonte: Locus online)

lunedì 12 luglio 2010

Onda d'Abisso.

E’ con grande piacere che annuncio la prossima uscita, per la collana "I Germogli" della casa editrice Orecchio di Van Gogh, della nuova antologia dal titolo “Onda d’abisso”. Il volume è uscito ieri dalla tipografia.Dalla quarta di copertina:
“Voci storiche e nuove stelle del fantastico italiano cantano le loro visioni marinaresche in “Onda d’abisso”. Trenta racconti in cui avventura, mistero, paura e ignoto si mescolano in un liquido spumoso e vorticoso, capace di scivolare dalle spiagge al pelo dell’acqua e giù in fondo agli abissi di un mondo marino da sempre genitore di incredibili visioni letterarie. Omaggi al romanzo d’avventura di Stevenson e Salgari, a quello orrorifico e mitologico di Lovecraft, ma anche al noir e alla fantascienza, caratterizzano un’antologia che vede, tra gli ospiti, Valerio Evangelisti, la Carboneria Letteraria e tanti altri. Un must per tutti gli amanti della letteratura di genere."
L’antologia comprende anche il mio racconto “Il misterioso diario del giovane Piotr”, esperimento di genere fantastico-surreale in chiave primo novecentesca e narrato nella sobria forma di un diario, che è piaciuto ai curatori del volume, in particolare ad Alessandro Morbidelli, che ebbi modo di conoscere in occasione della “finale” nazionale, a Ravello, della competizione letteraria “Volo Rapido” organizzata nel 2008 da Porsche Italia. Tra gli autori, anche gli amici Luigina Sgarro, Massimo Mongai e Francesca Garello, oltre ad Alessandro Morbidelli stesso.
L'elenco completo degli autori è in coda al post.
Questi gli appuntamenti imminenti di presentazione dell'antologia:
Giovedì 29 luglio, ore 21:30, lungomare Italia 11, Marzocca di Senigallia (AN), presso stabilimento Mosquito Beach - Presentazione in anteprima di Onda d'Abisso lungo la spiaggia, con proiezione delle fotografie marinare del maestro Marco Priori (autore della quarta di copertina), musica e lettura dei racconti del terzetto Evy (voce+flauto+chitarra) e moderazione della giornalista Simona Gambelli.
Mercoledì 4 agosto, ore 21:30, libreria ioBook, via F.lli Bandiera 33, Senigallia (AN), presso Festival Summer Jamboree - Presentazione di Onda d'Abisso, musica e lettura dei racconti del terzetto Evy (voce+flauto+chitarra). Moderatori Giuseppe d'Emilio e Chiara Bertazzoni.
Sabato 4 settembre, ore 11:00, libreria Metrò, Corso Giuseppe Garibaldi 91, Ancona, presso Festival Adriatico Mediterraneo 2010 - Presentazione di Onda d'Abisso, musica e lettura dei racconti del terzetto Evy (voce+flauto+chitarra). Presenze istituzionali.
Si prevede, fra gli autori romani, l’organizzazione di un incontro di presentazione del libro anche a Roma, dopo le ferie estive.
A presto dunque per gli aggiornamenti del caso.

(I trenta:
Pelagio d'Afro da uno spunto di Valerio Evangelisti, Danilo arona, Alberto Cola, Andrea Angiolino & Francesca Garello, Alessandro Morbidelli, Elena Vesnaver, Giuseppe Di Bernardo, Ramona Corrado & Giuseppe D'Emilio, Manuela Maggi, Milena Debenedetti, Angelo Marenzana, Francesco Troccoli, Gabriele Lattanzio, Marinella Lombardi, Cristiana Astori, Igor De Amicis, Marica Petrolati, Alessandro Cartoni, Luigina Sgarro, Chiara Bertazzoni, Mauro Marcialis, Simonetta Santamaria, Paolo Agaraff, Bartolomeo Badagliacca, Matteo Severgnini, Sofia Bolognini, Lorenzo Trenti, Bruno Zaffoni, Mauro Smocovich & Sacha Rosel, Massimo Mongai.)

giovedì 8 luglio 2010

Short Stories 8 - la rivista per l'estate.

Ricevo dalle Edizioni Scudo e volentieri pubblico il comunicato che segue.



Mentre le Edizioni Scudo veleggiano verso un futuro probabilmente radioso, preparandosi a una riscossa invernale (ne parleremo più avanti), grazie al preannunciato e forse definitivo avvento delle tavolette di lettura (E-book readers) già preconizzate in Star Trek, giungiamo finalmente ad occuparci di uno dei temi centrali della fantascienza: l’incontro con gli alieni, con Short Stories 8 che ha come tema la "Sinfonia Aliena".
Proprio il mese scorso anche i temi di italiano delle prove di maturità liceale hanno visto gli incaricati del ministero dell’istruzione porre ai giovani studenti la ferale domanda: “Siamo soli?” Il candidato deve sviluppare il tema sulla possibile esistenza di vita oltre il pianeta Terra.
Ma esistono o non esistono intelligenze equiparabili alla nostra nell’universo infinito? E soprattutto, vengono a farci visita?
Poste le domande, ci fermiamo, perché il nostro compito è quello di occuparci degli alieni della letteratura, e allora siamo certi di non sbagliare: non c’è miglior metafora e miglior specchio per raffigurare l’animo umano che non il tentare di tratteggiare qualcosa che ad esso è assolutamente alieno ed estraneo; amici e mostri, scaturiti dal nostro animo e tornati a noi dopo aver effettuato il periplo dell’universo.
E ad accoglierli ci sono i nostri autori, quelli già apparsi su Short Stories e le new entry.
Così Marco Migliori teme l’invasione aliena dal cielo, anche se per Emanuele Cassani essa può avvenire nel nostro stesso corpo. Roberto Celano, Andrea Viscusi e Roberto Paris, ci portano alle fonti di quella che una volta veniva definita la fanta-archeologia, mentre Gabriella Stanchina ci ricorda che gli alieni potrebbero essere molto più vicino di quello che pensiamo.
Il nostro instancabile Fabio Calabrese, il veterano dei veterani dello spazio, ci rammenta che potremmo essere costantemente sotto esame, anche se Michele Piccolino la mette sul piano legale, con una sorta di umorismo che fa il paio con Giuseppe Picciariello che non la smette mai di farci sorridere insieme a Emilio De Lipsis o a Raffaele Olivieri, il quale gioca con il non-sense.
Allora, mentre Simone Conti ci spinge nel bel mezzo di una guerra galattica, Nino Salamone rassegna le dimissioni dal tentativo di comprendere ciò che è così diverso da noi, anche perché Betty Galanti, Maria Giovanna Bassi e Andrea Peirone ci fanno riflettere sul fatto che in questo confronto con l’alieno potrebbe essere messa in dubbio la nostra stessa sanità mentale.
Dal canto suo Cristina Donati pensa che il contatto con l’alieno possa condurre alla trasfigurazione, così come il nostro Giorgio Sangiorgi ci dice che ogni innamoramento porta al confronto con una realtà aliena da noi, ma che finisce per mutarci.
Intanto Enzo Milano fa capire che non si può mai sapere che è l’inseguito e chi è l’inseguitore, Claudio Cillemi usa l’alieno per ricordarci i nostri problemi di integrazione razziale, Claudio Tanari ci invita a ricordare che il significato dell’esplorazione è la meraviglia, mentre per Alessandro Testa gli alieni qui da noi conducono solo dei loschi traffici.
Preparatevi quindi ad essere rapiti… dalla lettura di questo numero di Short Stores che, quasi eccezionalmente è tutto dedicato a quelle lontane intelligenze che ci attendono, ci spiano, ci preoccupano e che tanto ci somigliano.

Copertina di Luca Oleastri, 22 racconti e 22 illustrazioni interne di Luca Oleastri e Giorgio Sangiorgi, 244 pagine, dimensione 15.2 x 22.9 cm - rilegatura termica, disponibile sia stampato che in formato elettronico (PDF).
- LIBRO STAMPATO - € 18.90
- VERSIONE PDF - € 7

Come acquistare SHORT STORIES 8.
Il libro è raggiungibili tramite il nostro sito nella pagina della collana Short Stories oppure si può andare direttamente alla pagina nostra pagina dello shop-on line di lulu a questo link. Cliccare sul bottone "Aggiungi print al carrello", dopodiché cliccare sul bottone "Cassa". Se si è già iscritti e loggati a Lulu.com proseguire seguendo le istruzioni di pagamento, nel caso invece non si sia ancora iscritti (l'iscrizione è gratuita) seguire le istruzioni per iscriversi, dopodiché proseguire seguendo le istruzioni di pagamento.
E' possibile pagare con le carte di credito Visa o MasterCard, con PayPal oppure con Postepay.

domenica 27 giugno 2010

L'ucronia assoluta: il libro degli Yilanè.

Immaginate una storia alternativa per il nostro pianeta. Ma non semplicemente una delle tante variazioni del flusso degli eventi storici, bensì qualcosa di più radicale.
Immaginate che sulla Terra si sia sviluppata una civiltà il cui progresso scientifico sia imperniato sulla manipolazione genetica di ogni forma di vita. Una civiltà in grado di costruire città con il tessuto vivente di multiformi specie arboree, di solcare il mare a bordo di grandi pesci-nave, di attaccare i suoi nemici con rampicanti velenosi, di studiare i tessuti utilizzando il potere di ingrandimento visivo di animali dotati di lenti naturali, di sparare usando come fucili i corpi sottili di bestie che emettono dalla loro bocca spore venefiche prodotte da altre piante a loro volta modificate, di combattere il freddo con animali termostatici da indossare, di suturare le ferite o nettare i corpi con animaletti coagulanti o pulitori. Gli individui di questa civiltà così fortemente integrata nel proprio ecosistema non sarebbero mai in grado di sopravvivere al di fuori della propria “città vivente”. Immaginate inoltre che essi vivano in una società matriarcale, in cui le femmine sono deputate alla guida della società, e i maschi invece sono considerati inabili ad altro che fecondare e allevare piccoli, e sono isterici, sottomessi, sciocchi e frivoli, oltre che sessualmente succubi delle femmine (donne, leggete questi libri!).
Ora, immaginate infine che gli esseri umani siano i soli odiati nemici di questa specie, e che la terra sia sede di conflitti fra “noi” e “loro”.
Qualunque “ucronia”, che sia ambientata nel presente o nel futuro, prende spunto dall’immaginaria modifica di un particolare evento storico, e la domanda a monte della narrazione è la classica “what if…”, ovvero “cosa sarebbe accaduto se…”
Nella Trilogia degli Yilanè, questo motore di fondo della fiaba ucronica raggiunge il parossismo: la domanda che Harry Harrison si pone e a cui nei tre romanzi (L’Era delle Yilanè, Il Nemico degli Yilanè e Scontro finale) dà la sua intrigante risposta è “cosa sarebbe accaduto se i dinosauri non si fossero mai estinti?”.
Potremmo obiettare facilmente che, in un caso simile, i mammiferi, nella scala evolutiva, avrebbero avuto la peggio, che il mondo sarebbe stato dominato dai rettili, e che di certo la selezione delle specie non sarebbe culminata nell’esistenza degli esseri umani.
Harrison immagina invece precisamente un pianeta in cui entrambe le classi, mammiferi e rettili, si sono evolute fino alla selezione di esseri intelligenti: Umani, e “Murgu”.
La vicenda prende il via dal rapimento del piccolo Kerrick, un bambino umano, ridotto in schiavitù dai sauri intelligenti dopo lo sterminio del suo Sammad, la tribù dei cacciatori. Grazie ad una vitalità fuori del comune, Kerrick dimostra di essere in grado di apprendere la loro lingua, e per questo motivo Vainté, l’Eistaa (ovvero la comandante con potere di vita e di morte su tutte le altre) della città di Alpeàsak, decide di salvare la sua vita e ne fa il suo servo personale.
Kerrick dimentica gradualmente le usanze umane e si integra completamente fra i Murgu (ovvero gli/le Yilané, in lingua murgu). Nel comunicare con essi, il suo corpo impara a muoversi esattamente come accade a loro: i sauri bipedi e intelligenti non si limitano ai suoni per parlare, perché anche le movenze di tutta la loro figura, la postura della coda e il movimento delle mani, e i cambiamenti di colore della loro pelle di esseri a sangue freddo, partecipano attivamente allo scambio di informazioni, di idee, e alla manifestazione delle emozioni.
Il piccolo prigioniero possiede due sole armi: la sua insopprimibile esigenza di sopravvivere e la capacità di mentire, che ai murgu invece non è consentita per la natura stessa del loro linguaggio “gestofonico”, in cui il movimento fisico e il colore della pelle tradiscono e impediscono ogni tentativo di simulazione, per l’esigenza di armonia fra corpo e parola (al punto che la massima simulazione consentita a un Yilanè è la reticenza).
Quando Kerrick parla, i murgu non hanno dunque motivo di dubitare della sua parola, e così conquista la loro fiducia.
La prigionia del ragazzo va avanti per anni di umiliazioni ed esperienze (fra cui un impensabile accoppiamento sessuale con la sua despota); infine, a seguito di una battaglia tra murgu e umani, Kerrick ritrova in sé la sua identità originaria e fugge, per tornare a vivere fra gli esseri a sangue caldo e ritrovarsi alla guida della ribellione al dominio dei sauri.
La trilogia è ricchissima di suggestioni, la cui portata, come di consueto, va spesso al di là della semplice trovata fantascientifica.
Per sviluppare questo ciclo, Harry Harrison inventò per intero tecnologia, linguaggio, epistemologia, cultura, e una vera e propria filosofia di vita, tipici di questa civiltà immaginaria, e spiegati con cura nelle appendici ai volumi.
Solo un autore del suo calibro poteva riuscire nell’impresa di rendere plausibile, quando non attraente, la creazione di un sistema di valori apparentemente incomprensibile agli esseri umani, ma dotato di una sua coerenza di fondo, tanto che il protagonista, Kerrick, non potrà mai rinnegare completamente la parte di cultura murgu che ha segnato la sua crescita, e il suo divenire una sorta di ibrido Umano-Yilanè. Il lettore non fatica a identificarsi con quest’ambivalente disposizione d’animo che caratterizza il protagonista rispetto ai suoi carcerieri, poi suoi nemici.
Se probabilmente non possiamo riconoscere all’autore la volontà consapevole di sviluppare uno studio “antropologico” (e “saurologico”, dovremmo aggiungere) immaginario in senso stretto, il risultato, pur senza il tramite della valenza scientifica delle riflessioni sociologiche di Ursula K. Le Guin o di M. Bishop, raggiunge appieno una simile vetta.
La società degli Yilané è fortemente gerarchizzata, suddivisa in classi, militarizzata e anti-democratica, ed ha una sua precisa logica organizzativa, con una forte connotazione rituale (che la fa apparire di stampo feudale) da un lato, e una altrettanto evidente vocazione ambientalista (che la fa sembrare invece estremamente progredita) dall’altro.
Se per il buon esito narrativo, oltre che per ovvie ragioni, sono gli esseri umani a rappresentare i “buoni”, la distribuzione dell’intelligenza terrestre, e delle qualità affettive, fra mammiferi e rettili è narrata all’insegna del tentativo perenne, e fruttuoso, di aggirare gli stereotipi.
Kerrick rispetta le Yilané. Se da un lato muove loro guerra perché gli uomini possano raggiungere un Eden in cui vivere al riparo dalle loro aggressioni, dall’altro ama e rispetta la loro cultura, e ne sente a tratti la nostalgia, non esitando a comprenderne la superiorità, rispetto all’arretratezza in cui vivono gli uomini. Kerrick è il solo essere umano in grado di parlare la lingua dei nemici, e una volta al di fuori della loro società non demorde dal tentativo di stabilire un contatto con i pochi individui propensi al dialogo. Non dimentica la natura sanguinaria della sua persecutrice, Vainté, ma nemmeno rimane cieco di fronte alla cultura “non violenta” delle “sorelle della vita” (una setta di Yilané che potremmo definire “pacifiste” e per questo perseguitate ed esiliate dalle altre), né di fronte alla fragilità sociale, e alla stolidità, dei maschi, ai quali, in un riuscito capovolgimento dei ruoli storici e deteriori dei due sessi, cerca di insegnare la via all’emancipazione dal dominio femminile. Non ammette, infine, che gli uomini uccidano le Yilané se non per difendere la propria vita, e prova tanto odio per le cacciatrici sanguinarie quanta ammirazione per le comandanti di nave dedite al loro "uruketo" (la nave vivente).
Kerrick è dunque l’individuo più profondamente e drammaticamente solo di tutta la Terra: troppo umano fra le Yilanè, troppo murgu fra gli esseri umani. Il solo punto di contatto fra due civiltà parallele in guerra perenne.
Grazie a questa sua identità, plasmata inizialmente dalla sua storia infantile e poi forgiata e rifinita dalla ritrovata umanità, Kerrick si innamora inoltre di una donna reietta, emarginata dagli altri per via di un lieve difetto fisico, e mette a frutto anche questa diversità, cimentandosi in un rapporto autenticamente sano, senza pregiudizi. Esattamente come con i sauri.
Se c’è un significato profondo di questi tre romanzi, probabilmente risiede nella fiducia che l’autore sembra nutrire nelle potenzialità dell’essere umano nel rapporto con il diverso, nella capacità di superare le barriere del pregiudizio, e fare dell’identità e della conoscenza lo strumento privilegiato per combattere la paura dell’altro da sé, e trovare invece in esso la fonte di nuova conoscenza e vitalità.
Eccellente prova anche del traduttore Gianluigi Zuddas.
Un altro esempio della miglior "fantascienza umana”.